Noto anche come
HIV NAAT (HIV Nucleic Acid Amplification Test)
Viremia
HIV NAT
HIV PCR
HIV RNA Test
Quantificazione HIV
HIV Viral Load
Nome ufficiale
Viremia HIV-RNA
Ultima Revisione:
Ultima Modifica:
23.05.2018.
In Sintesi
Perché Fare il Test?

In pazienti nei quali sia stata diagnosticata un’infezione da HIV (Human Immunodeficiency Virus), la misura della carica virale consente di effettuare valutazioni prognostiche e di monitorare l’efficacia del trattamento terapeutico.

Quando Fare il Test?

Al momento della diagnosi dell’infezione da HIV; da 2 a 8 settimane dopo l’inizio della terapia o la variazione di un protocollo terapeutico e quindi ogni 4-8 settimane fino alla diminuzione della carica virale al di sotto dei livelli di rilevabilità; ogni 3-4 mesi in corso di terapia efficace al mantenimento dei livelli di HIV bassi; dopo 2 anni di terapia stabile, il test può anche essere effettuato ogni 6 mesi.

Che Tipo di Campione Viene Richiesto?

Un campione di sangue venoso prelevato dal braccio.

Il Test Richiede una Preparazione?

No, nessuna.

L'Esame

Il virus dell’HIV è il virus responsabile dello sviluppo dell’immonodeficienza acquisita (AIDS).  Questo test misura la quantità (viremia o carica virale) del materiale genetico (RNA) del virus HIV nel sangue.

Dopo l’infezione il virus HIV si replica, ossia produce molteplici copie di se stesso.  Il virus dell’HIV infetta i linfociti CD4, una particolare classe di leucociti responsabili dei meccanismi di difesa dell’organismo. Il virus infetta la cellula, entrando al suo interno e utilizzando i meccanismi cellulari per replicarsi e per poi diffondersi in tutto l’organismo, come nei linfonodi e nella milza.
Nelle fasi precoci dell’infezione non si manifestano segni e sintomi della malattia o quantomeno sono presenti solo sintomi parainfluenzali, nonostante la carica virale sia alta. Senza un adeguato trattamento terapeutico, pur in assenza di segni e sintomi visibili, il virus continua a replicarsi e la carica virale ad aumentare. Il virus HIV uccide le cellule CD4 ospiti determinando una diminuzione del numero delle cellule CD4, contestualmente ad un aumento della carica virale.
Dopo circa 3-8 settimane dall’esposizione iniziale al virus, il sistema immunitario dell’ospite produce anticorpi anti-HIV, diminuendo la carica virale fino a livelli minimi. Se presenti, i sintomi iniziali si risolvono ma l’infezione permane.

L’unico metodo per capire se una persona è stata infettata dal virus HIV consiste nell’esecuzione dei test HIV. Se non rilevata e trattata, un’infezione da HIV distrugge progressivamente il sistema immunitario. Dopo alcuni anni senza trattamento, il sistema immunitario del paziente affetto comincia ad essere talmente indebolito da non essere più in grado di contrastare la comparsa di alcune infezioni e anche di alcuni tipi di cancro. Compaiono quindi i primi sintomi della sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS) e l’organismo diventa suscettibile all’infezione di microrganismi come quello responsabile della tubercolosi, a funghi o ad alcuni tipi di cancro come il sarcoma di Kaposi.
I pazienti HIV-positivi devono pertanto essere inseriti il prima possibile all’interno dei protocolli terapeutici per l’HIV con farmaci antiretrovirali (highly active antiretroviral therapy o HAART) in grado di sopprimere la crescita del virus così da diminuire il rischio di sviluppare AIDS. Nel caso in cui il paziente non si attenga al trattamento o nel caso in cui il trattamento perda la sua efficacia, si osserva un aumento della carica virale.

Il test per la quantificazione dell’RNA del virus HIV nel sangue rileva il materiale genetico del virus (RNA) e determina la quantità di virus (carica virale) presente nel sangue del paziente in un certo momento. La misura della carica virale insieme a quella delle cellule CD4 del paziente consente di valutare l’efficacia del trattamento.

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Come e Perché
  • Come viene raccolto il campione per il test?

    Tramite un prelievo di sangue venoso dal braccio.

  • Esiste una preparazione al test che possa assicurare la buona qualità del campione?

    No, non è necessaria alcuna preparazione.

  • Quali informazioni è possibile ottenere?

    La misura dell’HIV-RNA nel sangue dei pazienti consente, insieme alla misura del numero delle cellule CD4 presenti, di determinare lo stato dell’infezione da HIV e di valutare l’entità della risposta terapeutica al trattamento antiretrovirale.

    Il test della carica virale misura la quantità di HIV-RNA nel sangue espressa come numero di copie del virus presenti. Il mantenimento della carica virale a livelli stabilmente non rilevabili aumenta l’aspettativa di vita del paziente e diminuisce il rischio di sviluppare AIDS.

    È raccomandabile che ai pazienti ai quali venga diagnosticata un’infezione da HIV vengano inseriti il prima possibile all’interno di protocolli terapeutici con farmaci antiretrovirali, anche nel caso di donne in gravidanza. In genere le persone ricevono almeno tre farmaci appartenenti a due classi differenti al fine di minimizzare la replicazione del virus ma anche il rischio di sviluppare ceppi farmaco-resistenti. La combinazione di tre o più farmaci antiretrovirali viene chiamata terapia antiretrovirale altamente attiva (highly active antiretroviral therapy o HAART).
    La misura della carica virale HIV può essere anche effettuata nell’ambito di monitoraggi effettuati per valutare la comparsa di farmaco-resistenza. Se in soggetti trattati con una particolare gruppo di farmaci la carica virale aumenta, significa che si sono sviluppati dei ceppi resistenti di virus. Il protocollo terapeutico del paziente deve essere quindi modificato.

    La valutazione complessiva di più determinazioni della carica virale permette, insieme alla conta delle cellule CD4, di monitorare l’efficacia del trattamento antiretrovirale somministrato. Le cellule CD4 sono leucociti e, oltre ad essere fondamentali per il funzionamento del sistema immunitario, sono il principale target del virus HIV. Il virus infetta queste cellule, all’interno delle quali crea molte copie di se stesso (si replica) per poi ucciderle e diffondersi in tutto l’organismo.  Se non trattata, l’infezione da HIV determina una progressiva diminuzione del numero delle cellule CD4 con un progressivo aumento della carica virale.

  • Quando viene prescritto?

    Il test della carica virale viene di solito richiesto, insieme alla conta delle cellule CD4, al momento della diagnosi dell’infezione da HIV (valore di base). La frequenza delle successive determinazioni della carica virale e del numero di CD4 può variare in base ad alcuni fattori, riassunti nella tabella sottostante:

    Stato clinico del paziente

    Carica virale

    Conta CD4

    Alla diagnosi

    Esecuzione del test (valore di base)

    Esecuzione del test (valore di base)

    In corso di terapia ART

    Entro 2-4 settimane e quindi ogni 4-8 settimane fino al raggiungimento dei livelli minimi non rilevabili (soppressione virologica)

    Dopo 3 mesi

    Durante i primi 2 anni di terapia stabile ART

    Ogni 3-4 mesi

    Ogni 3-6 mesi

    Durante i primi 2 anni di terapia stabile ART, con soppressione virologica e CD4 > 300 cell/mm3

    Ogni 6 mesi

    Annualmente; se CD4 > 500 cell/mm3può non essere necessario

    Dopo variazioni terapeutiche dovute alla comparsa di effetti collaterali o alla semplificazione del regime farmacologico in presenza di soppressione virologica stabile

    Dopo 4-8 settimane per confermare l’efficacia terapeutica

    Variabile sulla base della conta precedente di CD4 e sulla durata del trattamento ricevuto

    Dopo variazioni terapeutiche dovute all’aumento della carica virale (fallimento terapeutico)

    Entro 2-4 settimane e quindi ogni 4-8 settimane fino al raggiungimento dei livelli minimi non rilevabili (soppressione virologica)

    Ogni 3-6 mesi

    Durante ART se la carica virale è maggiore di 200 copie/mL

    Ogni 3 mesi

    Ogni 3-6 mesi

    Con la comparsa di nuovi sintomi di HIV o in seguito all’inizio di una nuova terapia con interferone, corticosteroidi o con farmaci antitumorali

    Ogni 3 mesi

    In base allo stato di salute del paziente (ad es. nuovi sintomi di HIV, presenza di infezioni opportunistiche…)

  • Cosa significa il risultato del test?

    La carica virale riporta il numero di copie di HIV per millilitro di sangue (copie/mL).

    Se la carica virale è alta, significa che il virus HIV è presente e in attiva replicazione. Nelle fasi iniziali e senza alcun trattamento, la carica virale HIV può raggiungere valori anche superiori al milione di copie/mL.

    Nei pazienti trattati con farmaci antiretrovirali, una carica virale elevata significa che il trattamento non è efficace. Le persone che non rispondono al trattamento devono pertanto variare il protocollo terapeutico. Il test di farmaco-resistenza all’HIV può aiutare nella scelta di una terapia alternativa.

    Se la carica virale è inferiore a 200 copie/mL allora è presente una buona soppressione virologica e il rischio di progressione è basso. Tuttavia, la soppressione virologica non corrisponde alla risoluzione della malattia; significa solo che il numero di copie del virus HIV è tale da non essere rilevabile.

    Durante il monitoraggio dei pazienti con HIV è più importante la valutazione delle variazioni della carica virale nel tempo più che del singolo risultato. L’aumento della carica virale infatti indica la ripresa della replicazione del virus e quindi lo sviluppo di una probabile farmaco-resistenza. La diminuzione della carica virale indica invece un miglioramento della soppressione virologica e quindi l’efficacia del trattamento.

  • C’è altro da sapere?

    Anche nel caso in cui il virus dell’HIV non sia rilevabile nel sangue del paziente, esso permane all’interno delle cellule e dei tessuti come provirus. Il termine provirus si riferisce al materiale genetico virale integrato con il DNA della cellula ospite.

    Esistono diversi metodi per la misura della carica virale; i risultati dei vari metodi non sono intercambiabili perciò è importante che per ciascun paziente venga utilizzato sempre lo stesso metodo.

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Domande Frequenti
  • Esercizio fisico, alimentazione ed altri cambiamenti di stile di vita possono contribuire alla diminuzione della carica virale?

    Non esiste un collegamento diretto tra carica virale HIV e esercizio fisico, alimentazione e stili di vita. Tuttavia, ai pazienti affetti da HIV viene consigliato uno stile di vita sano e di porre attenzione all’alimentazione.

  • I pazienti con carica virale al di sotto dei livelli rilevabili possono comunque trasmettere l’infezione?

    Si. Sebbene la diminuzione della carica virale possa diminuire le probabilità di trasmettere l’infezione, questo può comunque avvenire. La soppressione virologica indica infatti solamente la presenza di un numero troppo piccolo di copie del virus HIV da essere rilevato dal test. Il virus può comunque essere presente nei fluidi corporei come il liquido seminale o le secrezioni vaginali, e può quindi essere trasmesso tramite i rapporti sessuali non protetti.

  • Il test della carica virale può essere utilizzato nello screening dell’HIV?

    Lo screening per l’infezione da HIV si avvale di una combinazione di test che rilevano la presenza di anticorpi anti-HIV o antigeni. La ricerca sia degli antigeni che degli anticorpi per l’HIV aumenta le probabilità di rilevare la presenza del virus precocemente.  Molti test di screening per l’HIV ricercano solo gli anticorpi ma sono comunque delle valide alternative da effettuare in maniera rapida e con dispositivi portatili. Nel caso in cui uno di questi test fornisca un risultato positivo, deve comunque essere confermato da un’ulteriore test sierologico. La positività per entrambi i test è sufficiente per la formulazione di una diagnosi. Nel caso in cui invece i risultati dei due test siano discordanti, la misura della carica virale può essere un valido aiuto alla formulazione della diagnosi.
    Per i neonati viene raccomandato invece l’utilizzo del test della carica virale.

  • Perché il test della carica virale è usato per testare i neonati a rischio di infezione da HIV?

    I bambini nati da madre HIV-positiva sono solitamente testati poco dopo la nascita (in genere tra il primo e il quarto mese). Gli anticorpi anti-HIV materni possono arrivare al feto tramite la placenta pertanto il test di elezione per lo screening di questi neonati è la misura della carica virale. Gli anticorpi anti-HIV potrebbero infatti essere presenti nel bambino anche in assenza del virus.
    Un neonato positivo per il test HIV-RNA è invece verosimilmente infettato dal virus. La diagnosi deve però essere confermata tramite la ripetizione del test su un secondo campione di sangue. Un risultato negativo invece indica l’assenza dell’infezione o l’esecuzione troppo precoce del test. Pertanto la conferma di un risultato negativo richiede la ripetizione del test anche dopo 1 mese e quindi dopo 4 mesi dal primo test, per escludere la presenza di un risultato negativo dovuto a carica virale troppo bassa.

Fonti

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