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Rosolia

Noto anche come: Rubivirus; Terza malattia; Anticorpi anti-Rosolia IgM; Anticorpi anti-Rosolia IgG; Identificazione dell'acido nucleico del virus della Rosolia (RT-PCR); Quantificazione dell'acido nucleico del virus della Rosolia (RT-qPCR)
Nome ufficiale: Rosolia
Ultima Revisione: 15.04.2022
Ultima Modifica: 15.04.2022

Articolo approvato dal Comitato editoriale di labtestsonline.org ed in corso di revisione da parte del Comitato editoriale italiano

In Sintesi

Perché?

Principalmente, per rilevare la presenza di infezione da virus della Rosolia o verificare lo stato di immunizzazione.

Il test può essere richiesto per stabilire la diagnosi di Rosolia in presenza di sintomi correlati, per lo screening prenatale di infezione fetale o per valutare se siano presenti livelli protettivi di anticorpi contro il virus della Rosolia.

Quando?

Per verificare lo stato dell’immunizzazione prima o all’inizio di una gravidanza; nel caso in cui una donna in gravidanza presenti sintomi associati alla Rosolia, quali febbre ed eruzioni cutanee; in neonati con sintomatologia coerente con uno sviluppo anomalo o difetti congeniti potenzialmente riconducibili ad un’infezione intrauterina; nel caso in cui sia necessario verificare la presenza di un'infezione recente da virus della Rosolia o lo stato di immunizzazione del paziente.

Il campione

Un campione di sangue venoso prelevato dal braccio o, nei neonati, dal cordone ombelicale o tramite puntura del tallone. Talvolta, il test della Rosolia può essere eseguito su un campione di urina o un tampone nasale o faringeo. Quest’ultimo viene raccolto tramite l’uso di un tampone (simile ad un lungo cottonfioc con una piccola punta), che viene inserito nelle narici o nella gola, dove viene lasciato per alcuni secondi e quindi ruotato alcune volte prima di disinserirlo. Non è una procedura dolorosa ma può essere fastidiosa ed indurre prurito, lacrimazione e colpi di tosse.

La preparazione

No, nessuna.

L'Esame

Il virus della Rosolia è un virus del genere Rubivirus e generalmente causa lievi infezioni caratterizzate da febbre ed eruzioni cutanee che persistono per 2-3 giorni. L’infezione è estremamente contagiosa, ma prevenibile tramite il vaccino. Il test d'elezione per la diagnosi di Rosolia consiste nella ricerca nel sangue degli anticorpi prodotti dal sistema immunitario in risposta ad un’infezione da virus della Rosolia.

Generalmente, l’infezione da Rosolia viene trasmessa tramite contatto con soggetti infetti e/o tramite colpi di tosse o starnuti. L'infezione determina la comparsa di piccole eruzioni cutanee di colore rosa sul volto e sul collo, che possono poi diffondersi al tronco e agli arti e scomparire entro pochi giorni. Inoltre, l'infezione può causare febbre, ingrossamento dei linfonodi, rinorrea (naso che cola), arrossamento oculare e dolori articolari. Talvolta, i sintomi sono così lievi, in particolare nei bambini, da passare inosservati. Nella maggior parte delle persone, la Rosolia si risolve spontaneamente entro pochi giorni, senza la necessità di sottoporsi ad alcun trattamento.

I soggetti maggiormente esposti al rischio di sviluppare gravi complicanze sono rappresentati dalle donne che contraggono il virus in gravidanza, poichè possono trasmettere l'infezione al feto. Il rischio di trasmissione aumenta durante il primo trimestre e nelle ultime settimane della gravidanza. In questi periodi, lo sviluppo del feto risulta particolarmente vulnerabile. La trasmissione materno-fetale del virus della Rosolia può causare aborto, nascita prematura o una patologia nota come sindrome da rosolia congenita (CRS), che può causare numerose malformazioni permanenti nel bambino. Tale sindrome può determinare la presenza di disordini dello sviluppo e dell’intelletto, sordità, opacità del cristallino (cataratta), microcefalia (testa piccola) e difetti cardiaci.

A causa delle gravi complicanze associate all’infezione da virus della Rosolia nello sviluppo fetale, nel 1972 in Italia è stato introdotto un vaccino anti-rosolia per le ragazze in età prepuberale. Inoltre, nei primi anni '90 è stato introdotto il vaccino combinato trivalente MPR (Morbillo, Parotite, Rosolia) per la vaccinazione universale di tutti i nuovi nati. In Italia, il vaccino MPR è obbligatorio dall’anno scolastico 2017-2018, fornito gratuitamente secondo la Legge 119 del 31/7/2017 e previsto dal Piano Nazionale della Prevenzione Vaccinale PNPV 2017-2019. Il protocollo di vaccinazione dell’infanzia prevede la prima dose a 13-15 mesi e la seconda dose a 5-6 anni.

In Europa, nel 2018 sono stati segnalati 579 casi di Rosolia in 14 Stati. L’Italia è al terzo posto per numero di casi segnalati dopo Polonia (450 casi) e Germania (58 casi).

Attualmente, secondo i dati raccolti dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e dai Centri statunitensi per il Controllo e la Prevenzione delle malattie (CDC), in 80 Paesi la campagna di vaccinazioni ha permesso di debellare completamente la malattia. In Italia, nonostante la diminuzione dei casi dopo il 2017, le basse coperture vaccinali raggiunte non hanno fermato la circolazione della Rosolia ed il rischio di sindrome da rosolia congenita è ancora significativamente presente.

Come e Perchè

Quali informazioni è possibile ottenere?

Il test della Rosolia ricerca nel sangue la presenza di anticorpi prodotti dal sistema immunitario in risposta ad un’infezione o ad una vaccinazione. Il test della Rosolia può essere utilizzato per:

  • Confermare la presenza di un’adeguata protezione contro il virus della Rosolia (immunizzazione)
  • Rilevare un’infezione recente o pregressa
  • Identificare coloro che non sono mai stati esposti al virus e che non sono stati vaccinati
  • Verificare se le donne in gravidanza o che ne stanno pianificano una abbiano una quantità di anticorpi anti-Rosolia sufficiente per prevenire un'infezione

Il test della Rosolia viene richiesto in soggetti, in gravidanza o meno, che presentano sintomi correlati alla malattia. Inoltre, il test può essere prescritto in neonati con difetti congeniti che si sospettano essere riconducibili ad un’infezione intrauterina da Rosolia.

Esami sierologici

Gli anticorpi anti-Rosolia prodotti dal sistema immunitario in risposta ad un’infezione o ad una vaccinazione possono essere di due tipi: immunoglobuline G (IgG) e immunoglobuline M (IgM).

  • Le IgM sono le prime a comparire nel circolo sanguigno dopo l’esposizione al virus della Rosolia. I livelli di questi anticorpi aumentano per alcuni giorni fino a raggiungere un picco dopo circa 7-10 giorni dall’infezione, per poi diminuire progressivamente nelle settimane successive. Nei neonati, invece, le IgM possono persistere in circolo per diversi mesi, fino ad un anno
  • Le IgG impiegano più tempo per formarsi e comparire in circolo rispetto alle IgM, ma permangono per il resto della vita fornendo una protezione contro eventuali nuove infezioni. 

Il test per la ricerca delle IgM è un esame veloce che consente la diagnosi tempestiva di Rosolia. La presenza di infezione in corso può essere confermata sottoponendo più volte il paziente a prelievo (durante la fase acuta e durante la convalescenza) ed effettuando il test delle IgG; l’aumento delle IgG conferma la presenza di un’infezione in corso.

La vaccinazione protegge da infezioni future e previene la diffusione del virus. Tuttavia, sono possibili casi di re-infezione o di infezioni in soggetti vaccinati.

Esami molecolari

La rilevazione del virus può essere effettuata anche per mezzo della ricerca del materiale genetico virale (RNA), tramite tampone nasale, orofaringeo o urinario. Il test prevede l'amplificazione dell’acido nucleico (NAAT) del virus responsabile della Rosolia, solitamente tramite reazione a catena della polimerasi con trascrittasi inversa (RT-PCR).

L'impiego dei test molecolari è meno comune rispetto ai test sierologici; tuttavia, essi risultano maggiormente sensibili e specifici e possono essere utilizzati in determinate circostanze.

Domande Frequenti

Quali sono le raccomandazioni riguardanti il vaccino della Rosolia?

Il vaccino anti-Rosolia è contenuto all’interno del vaccino trivalente MPR, che comprende anche i vaccini anti-Morbillo e anti-Parotite. Tutte e tre queste malattie sono causate da un'infezione virale. Secondo il Piano Vaccinale Nazionale, i bambini dovrebbero ricevere la prima dose a 13-15 mesi e la seconda a 5-6 anni.

Fonti

Fonti utilizzate nella revisione corrente

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