Noto anche come
Triplo test
Quadritest
Test a quadruplo marcatore
Screening a 4 marcatori
Test a marcatori multipli
Nome ufficiale
Test prenatali su sangue materno (2° trimestre)
Ultima Revisione:
Ultima Modifica: 04.12.2017.

ATTENZIONE: Se si sta cercando l’esame AFP come marcatore di terapia per alcuni tipi di cancro come al fegato, ai testicoli e all’ovaio, visita la sezione AFP marcatore tumorale.

In Sintesi
Perché Fare il Test?

Nelle donne in gravidanza, per valutare il rischio che il feto sia portatore di anomalie cromosomiche, come la Sindrome di Down (trisomia 21) o la Sindrome di Edwards (trisomia 18) o difetti del tubo neurale, come la spina bifida.

Quando Fare il Test?

Normalmente tra la 15° e la 20° settimana di gravidanza.

Che Tipo di Campione Viene Richiesto?

Un campione di sangue venoso prelevato dal braccio.

Il Test Richiede una Preparazione?

No, nessuna.

L’Esame

Per lo screening del secondo trimestre di gravidanza, viene misurata la concentrazione di alcune sostanze nel sangue materno, al fine di valutare il rischio che il feto sia affetto da alcune patologie. Questo test viene eseguito nelle donne nel secondo trimestre di gravidanza. La valutazione complessiva dei risultati ottenuti dalla misura di queste sostanze, può essere utilizzata per determinare il rischio che il feto abbia un’anomalia cromosomica o difetti del tubo neurale (per maggiori dettagli, visitare la sezione Che cosa significa il risultato del test?).

Di seguito sono riportate le sostanze misurate in questo test; quando le prime tre vengono misurate insieme, l’esame è chiamato Triplo test; quando viene aggiunta la quarta, l’Inibina A, viene chiamato Quadruplo test o Quadritest.

  • Alfa-fetoproteina (AFP) -- è una proteina prodotta dai tessuti fetali. Durante lo sviluppo, la concentrazione di AFP nel sangue fetale e nel liquido amniotico aumenta fino alla 12° settimana per poi decrescere gradualmente fino alla nascita. Una quota di AFP passa la placenta ed è quindi presente nel sangue materno. Alcune patologie del bambino possono far aumentare la concentrazione di AFP nel liquido amniotico e quindi nel sangue materno. Per questo il test dell’AFP può essere utilizzato come screening dei difetti del tubo neurale, come la spina bifida.
    Esso può essere effettuato come parte del triplotest o del quadritest, o da solo, specialmente quando il rischio di anomalie cromosomiche (Sindrome di Down - trisomia 21 e Sindrome di Edwards -trisomia 18) sia già stato valutato tramite lo Screening del primo trimestre di gravidanza. Secondo le statistiche riportate dalla American College of Obstetrician and Gynecologist (ACOG), il test dell’AFP rileva i difetti del tubo neurale in circa l’80% dei casi.

  • Gonadotropina corionica umana (hCG) -- è un ormone prodotto dalla placenta. La concentrazione di tale ormone nel sangue materno aumenta nel primo trimestre di gravidanza per poi decrescere nel periodo successivo. Nelle gravidanze in cui il feto è portatore dell’anomalia cromosomica della Sindrome di Down, l’hCG ha la tendenza ad essere più alta rispetto alla norma, mentre nelle gravidanze in cui il feto è portatore dell’anomalia cromosomica della Sindrome di Edwards, l’hCG ha la tendenza ad essere più bassa rispetto alla norma.

  • Estriolo non coniugato (uE3) -- è un estrogeno prodotto dal metabolismo dal feto. Questo processo coinvolge il fegato, le ghiandole surrenali e la placenta. Una parte di estriolo non coniugato passa attraverso la placenta e può essere perciò misurato nel sangue materno. La concentrazione di tale ormone aumenta a partire dall’8° settimana di gestazione fino a poco prima del parto. Nelle gravidanze in cui il feto è affetto da Sindrome di Down o Sindrome di Edwards, l’uE3 tende a rimanere più basso rispetto alla norma.

  • Inibina A -- è un ormone prodotto dalla placenta. L’Inibina è un dimero (è composto da due unità) ed è perciò talvolta chiamata con l’acronimo DIA, ovvero Inibina dimerica. La concentrazione di Inibina A decresce leggermente dalla 14° alla 17° settimana di gestazione per poi aumentare di nuovo. La concentrazione dell’ormone ha la tendenza a rimanere alta nelle gravidanze in cui il feto è affetto da Sindrome di Down.

L’uso del quarto marcatore, l’Inibina A, aumenta sia la sensibilità che la specificità dello screening per la Sindrome di Down. In accordo con le statistiche fornite da ACOG, il triplo test rileva la Sindrome di Down circa nel 69% dei casi, mentre il quadruplo test nell’81% dei casi.

D’altra parte è importante ricordare che i test di screening non hanno una valenza diagnostica, ma sono solo indicatori di rischio (rischio normale o aumentato). Di tutte le donne con un risultato positivo al test di screening, solo una minima percentuale di esse avrà figli con difetti del tubo neurale o anomalie cromosomiche. Pertanto per la conferma diagnostica viene raccomandata l’esecuzione dell’amniocentesi o dell’analisi dei villi coriali.

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Come e Perché
  • Come viene raccolto il campione per il test?

    Tramite un prelievo di sangue venoso dal braccio.

  • Esiste una preparazione al test che possa assicurare la buona qualità del campione?

    No, non è necessaria alcuna preparazione.

  • Quali informazioni è possibile ottenere?

    Questo screening viene eseguito nel secondo trimestre di gravidanza. Esso fornisce una valutazione del rischio di avere un feto affetto da alcune anomalie cromosomiche, tra cui la Sindrome di Down (trisomia 21) o la Sindromedi Edwards (trisomia 18), o difetti del tubo neurale come la spina bifida o una particolare anomalia chiamata anencefalia.

    Per aumentare la potenza del test, i marcatori spesso sono analizzati insieme e combinati in triplo o quadruplo test. Tramite un calcolo matematico, che associa la concentrazione di queste molecole (AFP, hCG, Estriolo non coniugato e talvolta l’Inibina A) ad alcune informazioni quali l’età materna, la storia familiare, il peso, l’etnia, la presenza o l’assenza di diabete, viene determinata la probabilità numerica (rischio) di avere un feto con sindrome di Down e poche altre anomalie cromosomiche.

    Lo screening del secondo trimestre rappresenta una delle opzioni che possono essere offerte nell’ambito degli screening prenatali per la rilevazione di anomalie cromosomiche. Possono essere offerti anche lo screening del primo trimestre e l’analisi del DNA fetale libero circolante (cell-free fetal DNA, cffDNA).

    Il test AFP può essere prescritto da solo e non come parte del triplo o quadruplo test, specialmente nel caso in cui siano già stati effettuati lo Screening del primo trimestre per la Sindrome di Down e/o l’analisi del cffDNA. L’esame AFP viene usato anche come supporto nella valutazione del rischio di difetti del tubo neurale.

    Le modalità con le quali la donna in gravidanza può eseguire i test di screening, dipendono dalle tecnologie disponibili ma anche dalla settimana di gestazione nel quale essa richiede gli screening prenatali. Per maggiori dettagli si rimanda alla sezione “Domande frequenti”.

  • Quando viene prescritto?

    Il test è di norma prescritto tra la 15° e la 20° settimana di gestazione.

  • Cosa significa il risultato del test?

    L’interpretazione del risultato dovrebbe essere fornita da un consulente genetico o da un medico in grado di spiegarne il significato e di offrire un aiuto nelle scelte riguardanti il percorso clinico da seguire.

    E’ importante ricordare che il test di screening non è diagnostico per le anomalie fetali, ma offre soltanto un valore di rischio in termini probabilistici. Di tutte le donne positive al test di screening solo una piccola percentuale ha effettivamente bambini con difetti del tubo neurale o anomalie cromosomiche.

    Nelle gravidanze in cui il feto è portatore di anomalia cromosomica che da luogo alla Sindrome di Down (trisomia 21), le concentrazioni di AFP e di estriolo non coniugato tendono ad essere diminuite e la concentrazione di hCG e Inibina A tendono ad essere aumentate, rispetto alla normalità.

    Nelle gravidanze in cui il feto ha la Sindromedi Edwards (trisomia 18), le concentrazioni di Estriolo non coniugato e di hCG sono diminuite rispetto alla normalità, mentre la concentrazione di AFP può essere variabile.

    I bambini che hanno un difetto di chiusura del tubo neurale, presentano un’apertura nella spina dorsale, alla testa o nella cavità addominale che permette che una quantità di AFP, più alta rispetto alla norma, passi nel sangue materno. Gli altri marcatori non sono utilizzati nella valutazione del rischio di avere un feto con difetti del tubo neurale.

    Possibili situazioni dello Screening del secondo trimestre su siero materno:

    Aumentato rischio per:

    hCG

    uE3

    AFP

    Inibina A

    Spina bifida

    Normale

    Normale

    Alta

    Non applicabile

    Anencefalia

    Bassa

    Basso

    Alta

    Non applicabile

    Sindrome di Down

    Alta

    Basso

    Bassa

    Alta

    Sindrome di Edwards

    Bassa

    Basso

    Variabile

    Non applicabile

    Un risultato positivo del test di screening non è diagnostico. Sono comunque necessari altri esami per la conferma della diagnosi; questi includono l’ecografia ad alta risoluzione e magari l’amniocentesi seguita dall’ analisi dei cromosomi (cariotipo). Questi test di follow-up sono un supporto decisionale alle donne e ai loro medici per la gestione della gravidanza.

    E’ importante tenere presente che non tutte le anomalie fetali possono essere rilevate con questi esami.

  • C’è altro da sapere?

    Il risultato del dell’esame è strettamente correlato all’accuratezza nella determinazione dell’epoca gestazionale del feto. Se quest’ultima non può essere determinata accuratamente, il risultato può essere falsato (rischio più basso o più alto del vero).

    In una gravidanza gemellare, il calcolo del rischio della Sindrome di Down o della Sindrome di Edwards è difficile. Per i gemelli, può essere calcolato uno “pseudorischio” e comparato a quello di altre gravidanze gemellari normali.

    La valutazione del rischio di avere difetti di chiusura del tubo neurale nelle gravidanze gemellari può essere determinato, anche se non è così efficace come nelle gravidanze con un feto singolo. Per le gravidanze in stadio avanzato il rischio non può essere calcolato mediante questi test.

    Se una madre ha già effettuato lo screening del primo trimestre di gravidanza, quella del secondo trimestre di solito non viene fatta, poiché i rischi della sindrome di Down e della Sindrome di Edwards sono già stati valutati. Ma se la paziente o il suo medico ritengono opportuno usare entrambi i risultati nella valutazione del rischio di anomalie cromosomiche, allora possono essere effettuati entrambi gli screening e utilizzati in modo integrato o sequenziale. Per maggiori informazioni vedere la sezione “Domande frequenti”.

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Domande Frequenti
  • Che cos’è la sindrome di Down?

    La Sindrome di Down (SD) è un’anomalia cromosomica chiamata anche trisomia 21, per la presenza nei soggetti affetti di una copia in più di una parte o di tutto il cromosoma 21. In Italia nascono 1 su 1000 bambini con Sindrome di Down ogni anno (dato diffuso dall’Istituto Superiore di Sanità). L’anomalia causa un ritardo mentale da blando a moderato, problemi di sviluppo, ed è associata a difetti cardiaci congeniti, problemi respiratori e uditivi, leucemia e disfunzioni tiroidee. Ad oggi alcune complicanze della sindrome di Down possono essere trattate; questo ha determinato negli ultimi anni l’aumento dell’aspettativa di vita dei soggetti portatori. Il rischio di avere un figlio con la Sindrome di Down cresce con l’aumentare dell’età della madre.

    Anche se il rischio di avere un bambino affetto è significativamente più elevato nelle donne di età superiore ai 35 anni, la maggior parte dei bambini Down (circa l’80%) nascono da madri sotto i 35 anni, poiché questo gruppo ha il maggior numero di figli. Per questa ragione l’associazione americana l’American College of Obstetrician and Gynecologists raccomanda a tutte le donne in gravidanza di sottoporsi ad un test di screening.

  • Che cos’è la Sindrome di Edwards?

    La Sindrome di Edwards (trisomia 18) è una condizione in cui il soggetto è portatore di tre copie del cromosoma 18. Come per la Sindrome di Down, il rischio di avere un feto con Sindrome di Edwards cresce all’aumentare dell’età materna. La Sindrome di Edwards è associata ad anomalie multiple ed è generalmente letale; i soggetti portatori nati vivi raramente sopravvivono al primo anno di vita. La frequenza di questa anomalia è molto più bassa rispetto a quella della Sindrome di Down, circa 1 su 6000 nati vivi.

  • Che cosa sono i difetti del tubo neurale?

    I difetti del tubo neurale (NTDs) sono dei difetti molto gravi, manifesti alla nascita, che consistono nel fatto che i tessuti che ricoprono il cervello e il midollo spinale non sono sviluppati completamente. Questo processo inizia precocemente in gravidanza, inficiando lo sviluppo fetale e causando complicazioni gravi per il resto della vita del bambino. Esistono molti tipi di difetti del tubo neurale, i più comuni sono:

    • Spina bifida: il più comune difetto del tubo neurale; in questi bambini il tubo neurale non è chiuso completamente in una porzione della spina dorsale

    • Anencefalia: il tubo neurale non è chiuso a livello della testa con il conseguente sviluppo incompleto di una larga parte del cervello e del cranio.

  • E’ possible fare qualcosa per prevenire la formazioni di difetti del tubo neurale?

    Le associazioni americane U.S. Public Health Service e Centers for Disease Control and Prevention (CDC) raccomandano a tutte le donne in età fertile di prendere 0.4 mg (400 microgrammi) di acido folico al giorno. La raccomandazione riguarda tutte le donne comprese tra i 15 e i 45 anni poiché molte gravidanze sono non programmate e i difetti del tubo neurale si sviluppano molto precocemente in gravidanza, di solito prima che la donna capisca di essere incinta. Il dosaggio raccomandato è più elevato per le donne ad alto rischio di avere un bambino con difetti del tubo neurale, così come per quelle che hanno già avuto una gravidanza con feto affetto. L’acido folico può essere presente in alcuni cibi arricchiti, integratori e negli alimenti consumati in una dieta sana e varia. 

  • Esistono altri test di screening non invasive per le stesse anomalie fetali?

    Esiste un nuovo test chiamato test del DNA fetale libero circolante (cffDNA) che prevede l’uso di un campione di sangue della donna incinta. Questo test può essere usato nello screening di alcune anomalie cromosomiche fetali, incluse la sindrome di Down, la sindrome di Edwards, la Sindrome di Patau (trisomia 13). Tuttavia non è utilizzabile per lo screening dei difetti del tubo neurale come la spina bifida. Questo test può essere effettuato precocemente, già dalla decima settimana di gravidanza. Non si tratta però di un test diagnostico. Per la conferma della diagnosi è comunque necessario eseguire test più invasivi come la villocentesi e l’amniocentesi. Nel Maggio del 2015, il Consiglio superiore di sanità ha approvato le Linee-guida sullo Screening prenatale non invasivo basato sul DNA (Non Invasive Prenatal Testing - NIPT) .

  • E’ possibile effettuare in gravidanza sia lo screening del primo trimestre per la Sindrome di Down che quello per il secondo trimestre?

    Esistono diversi approcci che dipendono dalle tecnologie disponibili nel centro a cui si rivolge la donna in gravidanza e da quando vengono cominciate le prime analisi prenatali.

    I percorsi diagnostici possibili includono:

    • Screening del primo trimestre per le anomalie cromosomiche seguito dall’esame dell’AFP su sangue materno e/o da ecografia fetale nel secondo trimestre per visualizzare eventuali difetti del tubo neurale

    • Screening del secondo trimestre (triplo o quadruplo test) per determinare il rischio di avere un feto con anomalie cromosomiche e difetti del tubo neurale; questo potrebbe essere l’unico esame eseguibile, specialmente per quelle donne che non hanno effettuato alcuna visita ginecologica prima del secondo trimestre di gravidanza.

    • Analisi del DNA fetale libero circolante (cell-free fetal DNA, cffDNA); eseguibile durante il primo o secondo trimestre di gravidanza in associazione alla misura dell’AFP nel sangue materno e/o all’esame ecografico del secondo trimestre, per la rilevazione di difetti del tubo neurale.
       

    Di norma se viene eseguito lo screening nel 1° trimestre, allora lo screening del secondo trimestre non viene eseguito, poiché il rischio di sindrome di Down e di sindrome di Edwards è già stato definito. Anche se è possibile utilizzare i risultati di entrambi i test per determinare il rischio di anomalie cromosomiche, può essere utilizzato uno degli approcci seguenti:

    • Screening integrato -- prevede l’esecuzione del test del primo e del secondo trimestre con la comunicazione del risultato solo dopo l’esecuzione di entrambi gli esami

    • Screening sequenziale -- prevede l’esecuzione dello screening del primo trimestre; se lo screening indica un aumentato rischio di sindrome di Down o di Sindrome di Edwards, allora viene suggerita una villocentesi. Se lo screening non indica un rischio aumentato, allora viene proposto lo screening del secondo trimestre; i risultati di entrambi i test sono quindi utilizzati per definire il rischio complessivo.

Fonti

Fonti utilizzate nella revisione corrente

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