Noto anche come
LA
LAC
Pannello LAC
Inibitore del lupus
aPTT LA-sensibile
Test con veleno di vipera di Russel diluito (dRWT)
Nome ufficiale
Lupus Anticoagulant
Ultima Revisione:
Ultima Modifica: 08.01.2018.
In Sintesi
Perché Fare il Test?

Come supporto alla diagnosi delle cause di un episodio trombotico; in seguito al riscontro di un aPTT allungato; per determinare le cause di aborti spontanei ricorrenti; nel contesto di approfondimenti effettuati in presenza di una sindrome da antifosfolipidi. Questo test non viene utilizzato nella diagnosi del disordine autoimmune “lupus eritematoso sistemico” (LES), noto comunemente come lupus.

Quando Fare il Test?

Nel caso in cui siano presenti segni e sintomi di disordini della coagulazione venosa e arteriosa (noti come trombosi o tromboembolismo); nel caso in cui venga riscontrato un aPTT allungato; in seguito ad aborti spontanei ricorrenti.

Che Tipo di Campione Viene Richiesto?

Un campione di sangue venoso prelevato dal braccio.

Il Test Richiede una Preparazione?

No, nessuna.

L’Esame

Il test del Lupus Anticoagulant (LA) ricerca autoanticorpi prodotti erroneamente dal sistema immunitario in grado di riconoscere ed attaccare le cellule del proprio organismo. Questi autoanticorpi sono diretti contro dei fosfolipidi o proteine associate con fosfolipidi esposte sulla superficie delle cellule (membrana cellulare). Il meccanismo con il quale questi anticorpi interferiscono con i processi coagulativi e il motivo per cui la loro presenza aumenti il rischio di sviluppare episodi trombotici, non è ancora del tutto chiarito. I test per il LA comprendono un pannello di test effettuati per ricercare questi autoanticorpi nel circolo sanguigno del paziente.

Il nome lupus anticoagulant può sembrare strano e confondente per due ragioni:

  • Il nome di questi autoanticorpi deriva dal fatto che questi sono stati identificati per la prima volta in pazienti affetti da LES (lupus eritematoso sistemico) ma in realtà questo test non viene utilizzato nella diagnosi di LES e spesso gli anticorpi LA non sono presenti in questi pazienti. Il LA può svilupparsi  in pazienti non affetti da patologie autoimmuni ma da altri tipi di patologie o che vengono sottoposti ad alcune terapie. Questi anticorpi sono presenti normalmente nel 2-4% della popolazione e possono svilupparsi anche in persone prive di fattori di rischio.
  • Il termine “anticoagulant” deriva dal fatto che questi anticorpi interferiscono con i test di laboratorio utilizzati nella valutazione dei processi coagulativi. Ad esempio inibiscono le reazioni chimiche che portano alla coagulazione del test del tempo di tromboplastina parziale (PTT), un test utilizzato routinariamente nella valutazione della coagulazione. In vivo, la presenza di LA è associata ad un aumentato rischio di sviluppare coagulazione inappropriata. È importante però sottolineare che di per se, il LA non causa eventi emorragici nell’organismo.
     

Gli anticorpi del LA non possono essere misurati in maniera diretta ma esistono molteplici test utilizzabili per la loro rilevazione. Di solito la presenza di LA viene accertata tramite l’utilizzo di un pannello di test che però sono privi di standardizzazione.

  • In presenza di LA il tempo necessario alla coagulazione in test dipendenti da reagenti contenenti fosfolipidi, risulta allungato. Per questo motivo i primi test per il LA sono di norma il PTT, il PTT LA-sensibile o il test con veleno di vipera di Russel diluito (dRWT).
  • La presenza o l’assenza di LA viene quindi confermata tramite esami successivi ai risultati dei test di primo livello (per maggiori dettagli si rimanda alla sezione “l’esame”).
     

Il LA può aumentare il rischio di sviluppare una coagulazione inappropriata nelle vene e nelle arterie dell’organismo, spesso nelle vene degli arti inferiori (trombosi venosa profonda). Questi coaguli possono determinare l’interruzione del flusso sanguigno in qualsiasi parte dell’organismo e quindi portare a infarto, arresto cardiaco o embolia polmonare. Il LA è spesso associato anche ad aborti spontanei ricorrenti. Questi potrebbero essere dovuti al blocco dei vasi della placenta a seguito della formazione di coaguli o all’attacco dei tessuti placentari da parte degli autoanticorpi con conseguente danno allo sviluppo fetale.

Gli anticorpi del LA sono uno dei tre principali anticorpi antifosfolipidi associati con un aumentato rischio di trombosi e della sindrome da anticorpi anti-fosfolipidi (APS), un raro disordine autoimmune caratterizzato dall’eccessiva formazione di coaguli e complicanze in gravidanza. Gli altri due sono gli anticorpi anticardiolipina (aCL) e antiβ2-glicoproteina I (β2GPI). Questi anticorpi aumentano il rischio di coagulazione inappropriata. I pazienti con APS positivi per questi tre autoanticorpi sono a maggior rischio di coagulazione inappropriata mentre la trombosi sembra essere maggiormente comune in presenza di LA.

La presenza di anticorpi antifosfolipidi non è associata ad alcun sintomo e sono presenti in circa il 5% della popolazione sana.

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Come e Perché
  • Come viene raccolto il campione per il test?

    Tramite un prelievo di sangue venoso dal braccio.

  • Esiste una preparazione al test che possa assicurare la buona qualità del campione?

    No, nessuna.

  • Quali informazioni è possibile ottenere?

    Il test del lupus anticoagulant (LA) viene utilizzato per la ricerca di autoanticorpi LA nel sangue, i quali sono associati ad ipercoagulazione. Il test LA può essere utilizzato come supporto alla definizione delle cause di:

    • Formazione inspiegabile di coaguli (trombosi) nelle vene e nelle arterie
    • Aborti spontanei ricorrenti
    • Test aPTT prolungato inspiegabile (il PTT misura il tempo in secondi necessario al sangue del paziente per formare un coagulo, in vitro, dopo l’aggiunta di opportuni reagenti). Il test LA aiuta a determinare se l’allungamento del PTT è dovuto alla presenza di inibitori specifici della coagulazione, come autoanticorpi diretti contro i fattori della coagulazione, o non specifici come quelli del LA.
       

    Il test LA viene inoltre utilizzato:

    • Insieme alla ricerca degli anticorpi anti-cardiolipina (aCL) e antiβ2-glicoproteina I (β2GPI), per la diagnosi della sindrome APS.
    • Insieme ai test per il fattore V Leiden o della proteina C e S, come supporto alla diagnosi di patologie dovute ad ipercoagulazione (trombofilia).
    • Per determinare se il LA è temporaneo o persistente.
       

    I LA non possono essere misurati in maniera diretta e non esistono procedure standardizzate o un singolo test che ne rilevi la presenza. Pertanto, per la conferma o l’esclusione della presenza di autoanticorpi è necessario utilizzare un pannello di test::

    • Viene raccomandato l’impiego di due test per la ricerca di LA. I più sensibili sono il test con veleno di vipera di Russel diluito (dRWT) e  il test PTT LA-sensibile. I test successivi per la conferma o esclusione del LA includono:
    • Test di miscela: il test PTT o dRWT vengono effettuati sul siero del paziente miscelato con un volume uguale di un pool di sieri “normali”
    • Correzione/neutralizzazione: al campione del paziente vengono aggiunti fosfolipidi in eccesso e quindi viene effettuato il test PTT LA-sensibile o dRWT. In questo caso, il test PTT LA-sensibile viene chiamato test di neutralizzazione con fosfolipidi a fase esagonale.
  • Quando viene prescritto?

    Il test LA viene prescritto, insieme ad altri test, nel caso in cui:

    • Il paziente manifesti coagulazione inspiegabile nelle vene o nelle arterie. I segni e sintomi possono variare tra dolore, gonfiore e decolorazione degli arti inferiori, in caso di trombosi venosa profonda, e senso di affaticamento, sudorazione e respiro affannato in caso di embolia polmonare.
    • Un paziente presenti segni e sintomi di APS; questi sono simili a quelli menzionati precedentemente.
    • Una donna vada incontro a aborti spontanei plurimi
    • Venga riscontrato un test PTT allungato
       

    Nel caso in cui il test indichi la presenza di LA, questo viene ripetuto per conferma dopo circa 12 settimane, in special modo per i pazienti testati per APS.

    Nel caso in cui un paziente sia negativo per LA ma sia affetto da una patologia autoimmune come il LES, il clinico può richiedere l’esecuzione occasionale di uno o più test del PTT per determinare l’eventuale sviluppo di LA. La possibilità di sviluppare LA infatti esiste in qualsiasi momento.

  • Cosa significa il risultato del test?

    I risultati di una serie di test per LA possono indirizzare o meno verso la diagnosi di LA. I referti di laboratorio sono talvolta complicati ma di solito sono accompagnati da un’interpretazione riguardo la presenza/assenza di LA. Come i risultati degli altri test riguardanti i disordini della coagulazione, anche i test LA sono talvolta di difficile interpretazione e richiedono la valutazione di un esperto in disordini da eccessiva coagulazione.

    Nonostante le modalità operative per la diagnosi di LA possano variare, di solito il primo test effettuato è il test del PTT. Se il PTT è normale, è verosimile l’assenza di LA. Tuttavia questo test non è abbastanza sensibile per rilevare la presenza di LA; pertanto può essere necessario effettuare un test PTT LA-sensibile.

    Ulteriori dettagli riguardanti i risultati dei test per LA:

    I test per LA vengono spesso effettuati in concomitanza ad altri test come quelli per la ricerca degli anticorpi aCL e β2GPI utili nella diagnosi delle patologie da antifosfolipidi. Al fine di fornire una diagnosi corretta,i risultati di questi test devono essere interpretati insieme e parallelamente al contesto clinico.

    Esistono altri test che è possibile effettuare per escludere altre possibili cause di PTT allungato:

    • Se il tempo di trombina è normale, la contaminazione di eparina come causa di allungamento del PTT è esclusa
    • Se il test del fibrinogeno è normale, allora è verosimile che ci sia sufficiente fibrinogeno per la coagulazione
       

    Altri test utili alla conferma di LA sono:

    • Test dei fattori della coagulazione – questi possono essere richiesti per escludere la carenza di fattori della coagulazione che potrebbero determinare l’allungamento del PTT e quindi la presenza di episodi emorragici; il pannello di esami dei fattori della coagulazione può essere di aiuto nella diagnosi di LA.
    • Emocromo – l’emocromo comprende la conta delle piastrine; una trombocitopenia (carenza di piastrine) moderata o lieve è spesso presente in presenza di LA; i pazienti in terapia con anticoagulanti (eparina) per trombosi associata a LA possono invece avere una trombocitopenia da moderata a severa.
    • Test della tromboplastina tissutale (effettuata raramente)
  • C'è altro da sapere?

    Dopo la contaminazione da eparina, il LA è la causa principale di allungamento del PTT.

    Poiché la presenza di anticorpi aCL possono fornire risultati falsamente positivi al test VDRL/RPR per la sifilide, questi test possono essere richiesti in questo contesto.

    I pazienti con disordini autoimmuni, HIV/AIDS, infiammazione e cancro spesso sviluppano LA. Lo stesso può accadere nei pazienti in terapia con fenotiazine, penicillina, chinidina, idralazina, procainamide, e Fansidar.

    I pazienti in terapia anticoagulante con eparina o sostituti dell’eparina (irudina, danaparoid o argatroban) possono avere risultati falsamente positivi al test LA. La terapia con Warfarin (Cumadin®) può invece fornire risultati falsamente negativi nel caso in cui i livelli dei fattori della coagulazione II, VII, IX e X siano diminuiti in maniera significativa. Se possibile, il test LA dovrebbe essere effettuato prima di iniziare una terapia anticoagulante.

    Nel caso in cui un paziente con trombosi abbia LA, è di solito necessario prolungare e aumentare l’intensità della terapia anticoagulante.

    Nel caso in cui ad un paziente venga confermata la presenza di LA, i test usati abitualmente nel monitoraggio della terapia anticoagulante (ad es. PTT per l’eparina e PT/INR per il warfarin) non sono attendibili e devono pertanto essere sostituiti con altri test. Per esempio, i test cromgenici per la misura del Xa e degli anti-Xa dovrebbero essere utilizzati rispettivamente nel monitoraggio terapeutico del warfarin e dell’eparina.

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Domande Frequenti
  • La raccolta del campione è cruciale per il test LA?

    Si. Oltre alla contaminazione di eparina, esistono altre variabili preanalitiche cruciali per la corretta esecuzione del test LA. Il campione di sangue deve essere raccolto in specifiche provette contenenti citrato come anticoagulante e centrifugate per separare il plasma necessario al test. Nel caso in cui il sangue venga centrifugato in maniera corretta, la maggior parte delle piastrine vengono rimosse. La presenza di troppe piastrine nel campione potrebbe compromettere il risultato del test poiché le piastrine sono fonte di fosfolipidi. Inoltre, il test può essere influenzato da valori di ematocrito molto alti.

  • E’ possibile fare qualcosa per eliminare i LA?

    No. Non esistono metodi o variazioni nello stile di vita per poter eliminare i LA. Non esistono cure ma, nel caso in cui si sviluppino segni e sintomi relativi al LA, è possibile sottoporsi a trattamenti terapeutici necessari alla diminuzione del rischio di sviluppare una coagulazione eccessiva.

  • Come viene trattata una persona con LA?

    In assenza di sintomi non viene richiesto nessun trattamento. Nel caso in cui si sviluppi una coagulazione incontrollata, allora il paziente può essere sottoposto a terapia anticoagulante con eparina (iniettata per via endovenosa) e quindi con warfarin (Cumadin®) da assumere per via oprale per alcuni mesi. Di solito il warfarin viene somministrato a dosaggi maggiori del normale e la terapia deve essere proseguita per lunghi periodi. Talvolta in pazienti con LA, il rischio di ripetuti eventi trombotici venosi o arteriosi è alto. Per questo motivo in alcuni pazienti è richiesta una terapia anticoagulante orale di lunga durata o anche per tutta la vita.

  • Chi è a rischio di sviluppare una sindrome da antifosfolipidi?

    La sindrome da antifosfolipidi (APS) può colpire chiunque ma viene riscontrata prevalentemente in donne in età fertile e in coloro che sono già affetti da altre patologie autoimmuni. L’APS è il disordine da ipercoagulazione (trombofilia) acquisito più comune e riguarda circa il 5% delle donne in gravidanza.

  • Oltre al test LA, quali altri test devono essere eseguiti in caso di sospetto di disordini da eccessiva coagulazione?

    Altri test eseguibili in corso di accertamenti di disordini da ipercoagulazione includono: la mutazione del fattore V Leiden e del gene G20210A della protrombina, altri anticorpi antifosfolipidi, l’omocisteina, la proteina C e S e l’antitrombina.

Fonti

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