Noto anche come
Lattato
L-Lattico
Nome ufficiale
Lattato
Ultima Revisione:
Ultima Modifica:
22.05.2018.
In Sintesi
Perché Fare il Test?

Per rilevare livelli elevati di acido lattico nel sangue, come indicatori di ipossia (mancanza di ossigeno) o della presenza di altre patologie responsabili della produzione eccessiva o dell’eliminazione insufficiente di acido lattico dal circolo sanguigno; questo test non è utilizzato nella valutazione dello stato complessivo di salute.

Quando Fare il Test?

In presenza di sintomi indicativi per la mancanza di ossigeno o l’alterazione del normale pH ematico come respiro accelerato, nausea o sudorazione; nel caso in cui il clinico sospetti la condizione di sepsi, shock, attacco cardiaco, grave scompenso cardiaco congestizio, scompenso renale o trattamento inadeguato del diabete; nel caso in cui il clinico sospetti la presenza di una patologia metabolica ereditaria o di un disordine mitocondriale.

Che Tipo di Campione Viene Richiesto?

Un campione di sangue venoso prelevato dal braccio; talvolta un campione di sangue arterioso e, raramente, un campione di liquido cefalorachidiano.

Il Test Richiede una Preparazione?

Può essere richiesto il riposo prima del prelievo. Raramente può essere richiesto il digiuno.

L'Esame

Questo test misura la quantità di lattato nel sangue e, più raramente, nel liquido cefalorachidiano o liquor. Il lattato è una delle sostanze prodotte dal metabolismo cellulare (processo di trasformazione del cibo in energia operata dall’organismo). In base al pH, esso può essere presente sotto forma di acido lattico. Tuttavia, in condizioni normali di pH, la forma predominante nell’organismo è il lattato.
Normalmente i livelli di lattato sia nel sangue che nel liquor sono bassi. Esso viene prodotto in eccesso dalle cellule muscolari, gli eritrociti, l’encefalo e altri tessuti in condizioni di ipossia (insufficienza di ossigeno) o in condizioni nelle quali le vie principali di produzione dell’energia sono compromesse. La presenza di quantità eccessive di lattato può portare ad acidosi.
I mitocondri, piccole centrali energetiche dell’organismo, sono la sede principale della produzione di energia. Essi usano il glucosio e l’ossigeno per produrre ATP (adenosina trifosfato), lo scambiatore principale di energia dell’organismo. Questo tipo di produzione dell’energia viene definito aerobico.
Nel caso in cui la quantità di ossigeno non sia sufficiente o i mitocondri non funzionino in maniera adeguata, la produzione di energia tramite il metabolismo del glucosio è meno efficiente. Il prodotto principale di questa via alternativa di produzione dell’energia è l’acido lattico che viene prodotto in un processo definito anaerobico. L’acido lattico viene poi metabolizzato (processato) a livello epatico.
Nel caso in cui l’acido lattico venga prodotto più velocemente rispetto alle capacità metaboliche del fegato, può verificarsi un suo accumulo nell’organismo e nel circolo sanguigno.

La presenza di quantità eccessive di lattato può essere la conseguenza di una o più condizioni:

  • Mancanza di ossigeno (ipossia)
  • Presenza di una patologia responsabile di un’aumentata produzione di acido lattico
  • Presenza di una patologia responsabile della diminuita eliminazione dell’acido lattico

Nel caso in cui i livelli di acido lattico aumentino in maniera significativa, può svilupparsi una patologia nota con il nome di iperlattemia che può poi progredire in acidosi lattica con l’accumulo di acido lattico. L’organismo è generalmente in grado di compensare l’iperlattemia ma l’acidosi lattica è abbastanza grave da distruggere l’equilibrio acido/base dell’organismo e causare sintomi come debolezza muscolare, respiro accelerato, nausea, vomito, sudorazione fino a coma.
Esistono molte patologia associate all’innalzamento dei livelli di lattato. 

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Come e Perché
  • Come viene raccolto il campione per il test?

    Tramite un prelievo di sangue venoso dal braccio; talvolta può essere richiesto un campione di sangue arterioso e, raramente, un campione di liquido cefalorachidiano raccolto con una procedura detta rachicentesi.
    L’uso del laccio emostatico e l’esecuzione del prelievo mantenendo il pugno può aumentare i livelli di acido lattico, pertanto il campione di sangue prelevato per la misura dell’acido lattico dovrebbe essere effettuata senza l’uso del laccio emostatico o comunque avendo cura di rimuoverlo durante la raccolta di sangue.

  • Esiste una preparazione al test che possa assicurare la buona qualità del campione?

    In linea di principio non è necessaria alcuna preparazione. In alcuni casi, il clinico può richiedere lo stato di riposo prima dell’esecuzione del test. Raramente può essere richiesto il prelievo a digiuno.

  • Quali informazioni è possibile ottenere?

    La misura del lattato viene richiesta in primo luogo per la determinazione dell’acidosi lattica, una patologia nella quale i livelli di acido lattico sono tali da distruggere l’equilibrio acido-base dell’organismo.
    L’acido lattico prodotto dal metabolismo cellulare può accumularsi in condizioni di ipossia (mancanza di ossigeno) che inducono le cellule ad utilizzare delle vie di produzione di energia meno efficienti, o in patologie caratterizzate dall’eccessiva produzione o la scarsa eliminazione del lattato.

    In base al pH, esso può essere presente sotto forma di acido lattico. Tuttavia, in condizioni normali di pH, la forma predominante nell’organismo è il lattato.

    • L’acidosi lattica è di solito causata da condizioni di ipossia. Questo esame può essere richiesto per valutare lo stato di ipossia o di acidosi lattica in pazienti con patologie, come lo shock o lo scompenso cardiaco congestizio, in grado di determinare una diminuzione dei livelli di ossigeno portati alle cellule e ai tessuti. Può essere richiesto insieme all’emogasanalisi nella valutazione dell’ossigenazione e dello stato acido/base del paziente.
    • L’acidosi lattica può essere conseguenza anche di altre patologie non correlate con la quantità di ossigeno presenti; può essere infatti utilizzato in pazienti affetti da patologie che possono aumentare i livelli di lattato e che mostrano segni e sintomi di acidosi. Può essere richiesto insieme ad altri test come l’emocromo e le analisi biochimico-cliniche volte alla determinazione della funzionalità epatica o renale e dello stato metabolico complessivo.
    • La misura dell’acido lattico può essere richiesta anche nelle valutazioni preliminari di pazienti con sospetta sepsi. In genere, la presenza di livelli elevati di acido lattico determina la somministrazione immediata della terapia poiché il trattamento tempestivo aumenta le probabilità di recupero.
    • La misura di acido lattico può essere anche richiesta ad intervalli regolari per il monitoraggio dell’ipossia e della risposta al trattamento in persone trattate per patologie acute, come la sepsi, lo shock o l’attacco cardiaco, o croniche come il grave scompenso cardiaco congestizio.
       

    La misura del lattato nel liquor può invece essere richiesta, insieme a quella del sangue, per la diagnosi differenziale tra meningite batterica e virale.

  • Quando viene prescritto?

    Il test del lattato viene prescritto nel caso in cui un paziente presenti segni e sintomi di ossigenazione inadeguata (ipossia) come:

    • Fiato corto
    • Affanno
    • Pallore
    • Sudorazione
    • Nausea
    • Debolezza muscolare
    • Dolore addominale
    • Coma
       

    Il test può essere richiesto nel caso in cui il clinico sospetti la presenza di sepsi, shock, attacco cardiaco, grave insufficienza cardiaca congestizia, insufficienza renale o diabete scompensato.
    La misura del lattato può essere utilizzata come indice dello stato complessivo di salute di un paziente. Nel caso sia aumentato in maniera significativa, allora può essere richiesto ad intervalli regolari per monitorare la condizione di salute del paziente.
    La misura del lattato nel liquor e nel sangue può essere richiesta nel caso in cui si sospetti la presenza di meningite, nel caso siano presenti sintomi come mal di testa, febbre, delirio o perdita dello stato di coscienza.

  • Cosa significa il risultato del test?

    Livelli elevati di lattato nel sangue indicano in linea generale la presenza di una patologia responsabile dell’accumulo di lattato. Maggiore è la quantità di lattato, peggiore è lo stato della malattia. La presenza di elevati livelli di lattato associati alla carenza di ossigeno, forniscono un’indicazione sulla funzionalità inadeguata degli organi.
    Tuttavia la presenza di quantità eccessive di lattato non ha un valore diagnostico. Per la formulazione di una diagnosi il clinico deve tenere in considerazione la storia clinica del paziente, le sue condizioni fisiche e il risultato degli altri esami.

    Esistono varie patologie correlate con l’innalzamento dei livelli di lattato. In base al meccanismo responsabile dell’innalzamento della quantità di lattato, è possibile classificarle in due gruppi:

    • Acidosi lattica di tipo A – è il tipo più comune di acidosi lattica ed è causata dall’insufficiente apporto di ossigeno dovuto ad un’inadeguata ossigenazione polmonare e/o alla riduzione del flusso sanguigno con la conseguente riduzione di perfusione degli organi e trasporto di ossigeno. Alcuni esempi di acidosi lattica di tipo A includono:
      • Ipovolemia (shock dovuto a trauma o ad eccessiva perdita di sangue)
      • Sepsi
      • Infarto cardiaco
      • Insufficienza cardiaca congestizia
      • Grave malattia polmonare o insufficienza respiratoria
      • Edema polmonare (accumulo di liquidi nel polmone)
      • Anemia grave (livelli di eritrociti e di emoglobina molto bassi)

     

    • Acidosi lattica di tipo B – non è dovuta al trasporto dell’ossigeno e riflette la presenza di una malattia metabolica o di un’aumentata richiesta di ossigeno. Esempi di acidosi lattica di tipo B sono:
      • Patologia epatica
      • Insufficienza renale
      • Diabete non trattato in maniera adeguata
      • Leucemia
      • AIDS
      • Una rara patologia riguardante l’accumulo di glicogeno (come la carenza di glucosio-6-fosfato)
      • Assunzione di alcuni farmaci come salicilati e metformina
      • Esposizione a sostanze tossiche come cianuro e metanolo
      • Un grande numero di patologie metaboliche e mitocondriali come le forme di distrofia muscolare nelle quali viene influenzata anche la normale produzione di ATP
      • Esercizio fisico intenso come quello dei maratoneti

     

    Nel caso di pazienti in trattamento per acidosi lattica o ipossia, la diminuzione delle concentrazioni di lattato sono indicative della risposta al trattamento.
    In presenza di segni e sintomi di meningite, un aumento significativo dei livelli di lattato nel liquor suggerisce la presenza di una meningite batterica mentre la presenza di livelli normali o lievemente alterati suggerisce la presenza di una meningite virale.
    Il test misura la concentrazione di lattato nel sangue al momento del prelievo. Livelli normali di lattato indicano che il paziente non ha acidosi lattica, che i suoi livelli di ossigeno sono sufficienti e/o che i segni e sintomi presenti non sono dovuti ad acidosi lattica.

  • C’è altro da sapere?

    La carenza di vitamina B1 (tiamina) può determinare l’aumento dei livelli di lattato.

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Domande Frequenti
  • È possibile fare qualcosa per diminuire i livelli di lattato?

    In genere no. Tuttavia, se l’innalzamento dei livelli di lattato è dovuto alla presenza di patologie sottostanti come il diabete non controllato o all’assunzione di sostanze che possono essere evitate, come l’etanolo, allora è possibile diminuirne i livelli. Nel caso in cui venga diagnosticata una patologia come un disordine metabolico, allora la terapia prescritta dovrebbe essere capace di mantenere i livelli di lattato sotto controllo. Nel caso in cui invece l’aumento dei livelli di lattato sia dovuto a patologie transitorie come alla presenza di shock o infezioni, allora la risoluzione della patologia determinerà anche il rientro dei valori di lattato entro i limiti di riferimento.

  • Perché talvolta viene richiesta la misura di lattato nel sangue arterioso piuttosto che nel sangue venoso?

    La misura del lattato nel sangue arterioso è generalmente più accurata e non è influenzata dall’utilizzo del laccio emostatico che in questo tipo di prelievo non viene utilizzato. Il clinico può richiedere la misura nel lattato nel sangue arterioso insieme all’emogasanalisi che viene eseguita sullo stesso campione. Nel caso in cui l’emogasanalisi non venga richiesta è invece preferibile effettuare la misura del lattato sul sangue venoso, vista la maggior semplicità nelle modalità di prelievo.

  • La misura del lattato deve essere eseguita necessariamente dal laboratorio?

    Si. Esistono dei piccoli strumenti portatili chiamati “point of care” (POCT) che però devono essere utilizzati comunque da personale sanitario e sono utili, ad esempio, nelle sale del pronto soccorso o di terapia intensiva nelle quali la rapidità nella fornitura del risultato è vitale per il trattamento di pazienti in emergenza. Tuttavia, poiché i dati forniti dai dispositivi POCT si discostano da quelli ottenuti in laboratorio, questi non possono essere confrontati.

  • Cos’è il rapporto lattato/piruvato e a cosa serve?

    Il rapporto lattato/piruvato utile nella diagnosi differenziale di vari tipi di acidosi lattica.
    Il piruvato è una sostanza prodotta dalle cellule attive metabolicamente. I mitocondri presenti all’interno delle cellule metabolizzano il glucosio e, attraverso varie fasi, producono ATP, la sorgente di energia principale dell’organismo. Una delle fasi coinvolge il piruvato e le fasi successive necessitano della presenza di ossigeno. La presenza di basse concentrazioni di ossigeno determina l’accumulo di piruvato e la sua conversione in acido lattico e quindi lo sviluppo di acidosi. Inoltre le stesse conseguenze possono esser dovute ad una disfunzione mitocondriale che determina l’interruzione delle fasi successive la produzione del piruvato. Ne consegue l’innalzamento del rapporto lattato/piruvato.
    Esistono delle patologie congenite nelle quali il piruvato non viene convertito in lattato. Un esempio è la carenza della piruvato deidrogenasi. In questi casi l’accumulo di piruvato determina il suo innalzamento nel sangue e la diminuzione del rapporto lattato/piruvato.

Fonti

Fonti utilizzate nella revisione corrente

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