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Ultima Modifica: 27.09.2017.

Cos'è il morbo di Wilson?

Il morbo di Wilson ha a che fare con un alterato metabolismo del rame che, trovandosi in eccesso nell'organismo, si accumula soprattutto nel fegato e nel cervello. Il rame è un metallo essenziale che viene assunto tramite la dieta; funge da cofattore a vari enzimi, svolgendo un ruolo importante nel metabolismo del ferro, nella formazione del tessuto connettivo, nella produzione di energia a livello cellulare, nella produzione di melanina e nel funzionamento del cervello e del sistema nervoso centrale.

Il rame viene assorbito a livello intestinale, viene legato a una proteina trasportatrice, che lo veicola al fegato, dove verrà accumulato o utilizzato. L'eccesso viene secreto con la bile ed eliminato con le feci.

Normalmente il 95% di questo metallo si trova complessato alla ceruloplasmina nel sangue, proteina implicata nel metabolismo del ferro.

Il morbo di Wilson è una patologia genetica, autosomica recessiva. Per sviluppare la malattia infatti entrambe le copie di geni (uno ereditato per via materna e uno per via paterna) devono essere mutate. Il gene in questione è chiamato ATP7B, da cui il peptide che viene prodotto è necessario sia per il legame del rame alla ceruloplasmina, sia per l'escrezione dello stesso nella bile. Un'alterazione ad entrambe le copie del gene, determina un decremento di ceruloplasmina nel sangue e un accumulo di rame nel fegato, dove provoca un forte danno cellulare fino ad uscire nel circolo sanguigno; questo metallo non coniugato nel sangue crea danni ossidativi alle cellule e si accumula in altri organi, come il cervello e il rene. I pazienti affetti da questa patologia presentano disfunzionalità del fegato, danni cerebrali o entrambe le cose. La gravità della malattia dipende da quale tipologia di mutazione è presente sui geni.

Negli Stati Uniti circa 1 persona su 30.000 è affetta da questa patologia e un individuo su 90 è portatore.

Al momento sono conosciute 40 varianti del gene ATP7B, e 400 mutazioni dello stesso sono associate a patologia; solo poche tra queste però sono comuni, con una prevalenza che varia da etnia a etnia. I pazienti affetti dal morbo di Wilson possono presentare la stessa mutazione o mutazioni differenti sulle due copie del gene.

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Approfondimenti
  • Segni e Sintomi

    Solitamente i sintomi di questa patologia iniziano in età infantile; in coloro che hanno un coinvolgimento cerebrale della malattia, i sintomi neurologici e psichici iniziano nei primi 10 o 20 anni di vita, anche se in ogni tipo di malattia i sintomi si possono manifestare dall'età di 3 anni all'età di 50.

    Il deposito di rame nel fegato può causare epatiti acute, croniche e cirrosi, provocando sintomi come:

    • itterizia
    • affaticamento
    • dolori addominali
    • nausea
    • ascite

     

    Il deposito di rame nel cervello provoca:

    • distonia
    • irrigidimento dei muscoli facciali
    • tremore
    • movimenti degli occhi anormali
    • movimenti alterati
    • difficoltà nel camminare, parlare e nel deglutire

     

    Questi pazienti possono essere soggetti anche a sbalzi d'umore, depressione, paranoia, impulsività, ossessione, ridotta capacità di mantenere la concentrazione, aggressività.

    Circa il 50% dei pazienti con interessamento al fegato e il 90% con interessamento al cervello presentano gli anelli di Kaiser-Fleischer, depositi di rame attorno alle cornee; questi anelli sono visibili grazie al test della lampada a fessura. Alcuni pazienti presentano anemia.

    Qualora non venga trattato, questo morbo peggiora progressivamente fino ad un esito fatale. Con una diagnosi precoce e il trattamento adeguato, i pazienti possono condurre una vita relativamente normale. I danni a fegato e cervello possono regredire parzialmente, anche se spesso sono permanenti.

  • Esami

    I test di laboratorio sono utili per diagnosticare la patologia, la sua gravità, per discriminare i pazienti affetti dai portatori e per monitorare l'eventuale terapia.A volte vengono utilizzati in pazienti asintomatici con familiarità per il morbo e per lo screening prenatale.

    Test di laboratorio
    Test biochimici

    Nell'esecuzione dei test biochimici bisogna prestare attenzione che il campione non venga inquinato da rame proveniente dall'esterno. I risultati dei test dei portatori dovrebbero essere sovrapponibili a quelli dei pazienti affetti presintomatici.

    Altre patologie possono presentare un accumulo di rame e una quantità elevata di quest'ultimo nel sangue, per questa ragione alcuni casi di morbo di Wilson possono essere confusi con altri tipi di epatiti. Tra i test biochimici:

    • Ceruloplasmina – viene prescritta per fare diagnosi poiché normalmente diminuisce nei pazienti affetti, anche se nel 5% dei casi che presentano un coinvolgimento nervoso e nel 40% dei casi che presentano sintomi epatici, la proteina mantiene una concentrazione normale.
    • Rame totale nel siero – aiuta nel produrre una diagnosi, gli affetti presentano una concentrazione diminuita rispetto ai valori normali.
    • Rame libero nel siero (non legato a ceruloplasmina) – aiuta nella diagnosi e nel monitoraggio della patologia; si presenta elevato nei malati.
    • Rame nelle urine raccolte in 24 ore – aiuta nella diagnosi e nel monitoraggio della patologia; si presenta con valori alti negli affetti.
    • Rame epatico, viene valutato su biopsia di tessuto, aiuta nella diagnosi e nel monitoraggio anche se l'accumulo del metallo può non trovarsi distribuito in maniera omogenea nel fegato.

     

    Test genetici

    I test genetici vengono effettuati solo in laboratori specializzati o di ricerca. Vengono usati per fare diagnosi, per identificare le mutazioni che sono a monte della patologia e per identificare i portatori.

    Tramite la mutazione presente si può avere un'idea della gravità della patologia, anche se non possono essere predette le complicazioni o le implicazioni d'organo. Il decorso clinico e la severità della patologia sono strettamente connessi all'individuo, infatti pazienti appartenenti alla stessa famiglia, che presentano la stessa mutazione, possono mostrare gravità e segni clinici differenti.

    • Gene ATP7B
      • Viene sequenziato il gene ATP7B alla ricerca delle mutazioni conosciute in database.
      • Quando viene identificata su un paziente la mutazione, i familiari possono essere testati per quella specifica mutazione.
      • Analisi di linkage, richiede il sangue dei genitori, dei fratelli, delle sorelle e dei membri della famiglia affetti. Viene effettuata per comparare le informazioni derivanti dai test molecolari effettuati sulla famiglia a proposito del gene responsabile.

     

    Gli altri test utilizzati per valutare la funzionalità d'organo e lo stato delle cellule ematiche sono:

    • Pannello metabolico totale
    • Conta cellulare del sangue

    Test clinici
    • Esame dell'occhio, ricerca dell'anello di Kayser- Fleischer attorno alla cornea
    • Visita clinica con presa visione della storia clinica del paziente e della famiglia
    • Risonanza magnetica
    • Tomografia computerizzata (TAC)
  • Trattamento

    Non c'è una vera e propria cura per il morbo di Wilson, ma i pazienti che vengono trattati solitamente ne traggono beneficio, che dipende strettamente dall'individuo, infatti membri della stessa famiglia con la stessa mutazione, possono rispondere in maniera diversa alla terapia.

    In pazienti sintomatici il fine del trattamento è di diminuire l'eccesso di rame nel sangue e preservare la funzionalità neurologica, epatica e renale.

    Anche i pazienti asintomatici vengono trattati per diminuire gli eccessi di rame. I portatori ricevono consulenza genetica ma non necessitano nessun trattamento.

    I pazienti affetti seguono una dieta povera di rame e assumono un chelante, D- penicillamina o Trientina, per aumentare l'escrezione urinaria e diminuire l'accumulo del metallo.

    I pazienti vengono monitorati per gli effetti collaterali, tra cui la diminuzione delle cellule sanguigne, la nausea, la febbre e problemi cutanei. Alcuni pazienti assumono questi farmaci per lungo tempo, altri passano allo zinco, quando i livelli di accumulo del rame tornano normali; alte dosi di zinco infatti inibiscono l'assorbimento di rame.

    Le restrizioni della dieta e i trattamenti devono essere continuati per tutta la vita del paziente; i trattamenti possono cambiare, ma non devono essere interrotti per preservare gli organi e la vita stessa del paziente.

    In certi casi si rende necessario un trapianto di fegato.

    Gli antiossidanti, come la vitamina E, possono essere prescritti per preservare il fegato e altri organi dal danno tissutale.

Fonti

NOTA: Questa sezione è basata sulla ricerca che utilizza le fonti qui citate insieme all’esperienza collettiva della Revisione Editoriale di Lab Tests Online. Questa sezione è periodicamente rivista dalla Revisione Editoriale e può essere aggiornata come risultato della revisione. Ogni nuova fonte citata sarà aggiunta alla lista e distinta dalle fonti originali.


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