Noto anche come
Influenza A
Influenza B
Influenza suina
Influenza aviaria
H7N9
H3N2
H5N1
H1N1
Ultima Revisione:
Ultima Modifica: 22.01.2018.

Cos’è l’influenza?

L’influenza è un’infezione virale delle vie respiratorie in grado di diffondersi attraverso i colpi di tosse, gli starnuti e il contatto diretto con superfici contaminate.

Nei paesi con clima più freddo, l’influenza ha un andamento di tipo stagionale e compare tipicamente nel periodo autunnale ed invernale. Nelle zone del mondo a clima più caldo invece, i virus influenzali possono essere presenti tutto l’anno. Durante ciascuna stagione influenzale possono essere presenti più ceppi diversi di virus dell’influenza anche se in genere ve ne sono circa un paio predominanti per ciascuna stagione.

L’influenza può essere responsabile di un ampio spettro di sintomatologie, dalle più lievi alle più gravi e, talvolta, può essere anche letale. Secondo i dati riportati dagli organi di sorveglianza internazionali come l’ECDC (European centre for Disease Prevention and Control), ogni anno l’influenza colpisce gran parte della popolazione, con una percentuale di ricoveri ospedalieri piuttosto alta nelle persone più anziane. Vista la variabilità dei virus influenzali ed il loro diverso andamento in ciascuna stagione influenzale, è però difficile stimare i dati di mortalità correlati all’influenza.

L’influenza stagionale è particolarmente aggressiva nei confronti delle persone anziane, ma il tasso di infezione è piuttosto alto anche in età pediatrica, nelle donne in gravidanza e nelle persone immunocompromesse o con patologie polmonari pre-esistenti. Tra le persone di età superiore ai 65 anni si riscontra il più alto tasso di ricoveri ospedalieri e morti correlate con i virus influenzali.

La stima del reale numero di persone affette da influenza è di difficile esecuzione, anche perché la maggior parte delle persone non ha sintomi così gravi da necessitare di ricoveri ospedalieri o trattamenti medici. Pertanto, solo una piccola percentuale delle persone influenzate viene sottoposta al test dell’influenza, con maggiore frequenza tra le persone ricoverate. In generale però, la conferma laboratoristica dell’influenza non è necessaria, ma è sufficiente la diagnosi clinica.

Esistono fondamentalmente tre tipi di virus influenzali: del tipo A, B o C. I virus influenzali di tipo A e B sono responsabili delle pandemie influenzali annuali e della maggior parte delle epidemie. I virus di tipo C invece possono causare solo un malessere respiratorio lieve e non causano epidemie.

I virus dell’influenza A e B cambiano continuamente; essi sono infatti in grado di mutare e di sviluppare ceppi differenti. I ceppi dell’influenza stagionale possono subire delle modificazioni genetiche tali da rendere inefficaci per lungo tempo le vaccinazioni o comunque l’immunità acquisita in seguito ad un’infezione. In genere durante ciascuna stagione influenzale predomina un singolo ceppo di virus influenzale A, sebbene possano comunque coesistere sia il ceppo A che il ceppo B nell’ambito di un’epidemia.

Nel caso in cui vi siano molte persone sensibili al virus dell’influenza, può manifestarsi un’epidemia o una pandemia di influenza (ossia la diffusione globale di un virus). Il virus dell’influenza A può subire delle modificazioni tali da rendere il ceppo virale più letale o più facilmente trasmissibile.

I vaccini anti-influenzali prodotti ogni anno, vengono prodotti sulla base di previsioni riguardanti il ceppo virale che con maggiore probabilità sarà maggiormente rappresentato durante quella particolare stagione influenzale. In genere questi vaccini vengono fatti con forme attenuate del virus o di virus inattivo, e sono diretti contro due ceppi del virus influenzale A e uno del B.

Ceppi diversi di virus influenzali possono infettare gli uomini ma anche molte specie animali, come gli uccelli, i maiali, i cani, le balene, i cavalli e le foche. I ceppi dei virus influenzali umani passano facilmente da persona a persona, mentre la maggior parte dei ceppi animali raramente infettano le persone. Talvolta il virus influenzale può essere trasmesso dagli animali all’uomo, perlopiù però nel caso di persone che vivono o lavorano a stretto contatto con tali specie animali. In genere questo tipo di infezioni si trasmettono difficilmente tra le persone.

La preoccupazione costante della comunità medica di tutto il mondo è che un ceppo influenzale animale, come quello che infetta gli uccelli o i maiali, possa mutare in misura tale da poter causare gravi malattie o addirittura la morte in esseri umani (privi degli anticorpi protettivi contro di esso) e da farlo diventare un ceppo facilmente trasmissibile da persona a persona.

Per esempio, durante la stagione influenzale 2009-2010, si è diffuso un ceppo virale H1N1 del virus dell’influenza A (influenza suina). Questa infezione è stata dichiarata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come pandemia nel 2009, dopo aver causato molte epidemie diffuse in tutto il mondo.

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Approfindimenti
  • Tipi di Influenza

    Come già detto precedentemente, esistono due ceppi di virus influenzali in grado di infettare gli esseri umani e di trasmettersi facilmente da persona a persona, causando epidemie con cadenza annuale. Si tratta del ceppo di tipo A e B. Esistono poi dei virus influenzali in grado di infettare gli animali, come suini o uccelli, ma che difficilmente vengono trasmessi all’uomo o si diffondono da persona a persona. Talvolta questi virus possono essere trasmessi dagli animali all’uomo, soprattutto nel caso in cui vi siano persone che vivono o lavorano a stretto contatto con gli animali.

    I virus influenzali di tipo A si distinguono in numerosi sottotipi, i quali vengono designati con le lettere H ed N sulla base della presenza di specifiche proteine antigentiche espresse sulla superficie del virus: H indica l’emoagglutinina (hemagglutinin in inglese) e N la neuraminidasi. Il sottotipo virale A più comunemente responsabile delle infezioni agli esseri umani è l’H1N1 e l’H3N2.

    Nella maggior parte dei casi la conoscenza del tipo e sottotipo di virus ha un interesse puramente medico ed epidemiologico. Tuttavia negli ultimi anni le notizie relative alle stagioni influenzali annuali sono state accompagnate dalle informazioni relative a questi sottotipi, come nel caso dell’influenza aviaria prima e suina poi.

    Il nome formale che descrive un particolare ceppo di virus influenzale include invece oltre al tipo di virus, anche il luogo nel quale questo è stato isolato per la prima volta, il numero di ceppo e l’anno nel quale è stato isolato. Per esempio, il virus predominante durante la stagione influenzale 2003-2004 è stato il virus dell’influenza A/Fujian/411/2002 (H3N2).

    Influenza aviaria

    Si riferisce ad alcuni ceppi del virus dell’influenza A che in genere infettano uccelli acquatici come gabbiani e anatre, diffusi in tutto il mondo, ma che possono anche interessare pollame domestico come oche o galline. Questi virus di solito non infettano l’uomo, anche se questa è un’eventualità possibile. Gli organi sanitari mondiali però tendono a sorvegliare accuratamente questi ceppi per la loro tendenza a mutare e quindi per il potenziale rischio di acquisire la capacità di infettare facilmente l’uomo e diffondersi tra le persone, causando una pandemia.

    • Influenza A aviaria altamente patogenica (highly pathogenic avian influenza A; HPAI) – sottotipo H5N1 rilevato per la prima volta in Cina nel 1996 e responsabile dell’epidemia di Hong Kong nel 1997. Si è diffusa in Africa, Asia, Medio Oriente e quindi Europa. Nel 2014 gli organi sanitari canadesi hanno segnalato il primo caso di infezione H5N1 all’uomo. Studi epidemiologici recenti hanno evidenziato la capacità di questo virus di infettare direttamente anche gli esseri umani con esiti talvolta fatali.
    • Nuova influenza aviaria A – si tratta di un virus H7N9, segnalato per la prima volta in Cina nel 2013, con 135 infezioni e 44 morti. Fino ad ora non vi sono state evidenze della  capacità di diffusione di questo virus da uomo a uomo, sebbene vi siano stati alcuni casi isolati in particolari circostanze.

     

    Influenza suina

    L’influenza suina si riferisce ad un tipo di influenza A in grado di causare un’infezione respiratoria nei maiali. Talvolta il virus può infettare l’uomo. L’infezione avviene più spesso in età pediatrica o comunque fino ai 18 anni, e nel caso di contatto diretto o indiretto con i maiali. Raramente infatti gli animali e gli uomini possono trasmettersi vicendevolmente ceppi virali. Talvolta però la compresenza di un virus di influenza umana e di uno animale può portare allo sviluppo di virus modificati in grado di infettare e diffondersi direttamente nella popolazione umana. I virus responsabili delle infezioni che interessano gli esseri umani perciò sono spesso indicati come varianti virali (indicati con la lettera “v” dopo il nome del sottotipo). Questi sono virus analoghi a quelli responsabili dell’influenza suina ma che hanno subito alcune modificazioni. Alcune varianti virali responsabili dell’infezione di esseri umani sono: H1N1v, H3N2v e H1N2v.

    • Nella primavera del 2009 è stato rilevato il primo caso dopo 40 anni di pandemia di influenza, diffusa quindi in tutto il mondo e che ha interessato moltissime persone. L’influenza causata dal virus H1N1, responsabile della pandemia, venne chiamata erroneamente “influenza suina” per la forte analogia di questo virus influenzale rispetto a quello presente nei suini. Oggi sappiamo che si tratta di una variante di H1N1, H1N1v, derivante dalla combinazione di geni provenienti dai virus influenzali umani, aviari e suini. Questo virus è in grado di causare l’influenza stagionale in tutto il mondo. La stagione influenzale 2009-2010 ha visto la pandemia più letale descritta recentemente ed ha avuto, diversamente dai virus influenzali usuali, un grosso impatto sulle persone di età inferiore ai 65 anni. Tra l’aprile ed il Dicembre del 2009, circa il 90% dei ricoveri ospedalieri e l’88% delle morti dovute all’influenza, si sono verificate infatti in persone di età inferiore ai 65 anni.
    • Un altro tipo di influenza suina è quella causata dal virus H3N2v, una variante analoga ad un comune virus delle vie respiratorie suine. L’incremento del numero di casi di persone infette da H3N2v nel 2012, ha innescato lo stato di allerta negli organi sanitari internazionali. La maggior parte dei casi si sono verificati in persone, soprattutto bambini, abituate a vivere o lavorare a stretto contatto con i maiali. Il ceppo responsabile della pandemia del 2009, presentava un gene originario del virus H1N1, chiamato gene M (matrix). Secondo gli epidemiologi e la comunità scientifica, la presenza di questo nuovo gene all’interno del ceppo H3N2v desta particolare preoccupazione, per la sua capacità di conferire al virus le caratteristiche per il salto di specie dal maiale all’uomo e quindi per la trasmissibilità tra persona a persona.
  • Segni e Sintomi

    La maggior parte delle persone affette da influenza stagionale, presentano un malessere moderato, caratterizzato da:

    • Astenia
    • Febbre, brividi
    • Naso tappato
    • Mal di gola
    • Mal di testa
    • Dolori muscolari
    • Debolezza
    • Tosse
    • In alcuni casi, diarrea e vomito

     

    Questi sintomi sono però comuni a moltissime altre patologie o infezioni virali stagionali.

    Tuttavia, nelle persone anziane, nei bambini, nelle donne in gravidanza, nelle persone immunocompromesse (pazienti oncologici o con HIV/AIDS) ed in quelle con comorbidità importanti (asma, malattie polmonari, malattie cardiache, diabete, malattie renali, malattie epatiche), il virus dell’influenza può portare a gravi complicanze, come la polmonite virale o la polmonite batterica secondaria a quella virale.

    Il tempo medio di incubazione del virus (periodo che intercorre tra l’infezione e lo sviluppo dei sintomi) è di circa due giorni, e può variare da uno a quattro giorni. In genere i sintomi durano tre-sette giorni. Le persone sono infettive dopo circa un giorno dalla comparsa dei sintomi e quindi dopo circa 5-10 giorni o fino a 24 ore dopo la scomparsa dei sintomi febbrili. I bambini e le persone immunocompromesse potrebbero tuttavia essere infettive per un periodo maggiore.

  • Esami

    La maggior parte delle persone con influenza non vengono sottoposte al test né a trattamenti particolari. La diagnosi è perlopiù di tipo clinico, in accordo con le informazioni riguardanti la diffusione dell’influenza nella comunità e il periodo di esordio. Questo perché il test rapido per l’influenza non è in grado di rilevare tutti i virus influenzali e l’esecuzione di un test più accurato richiederebbe troppo tempo per essere utile. Per essere utile nel guidare le scelte terapeutiche, il test dovrebbe essere fatto entro 3-4 giorni dalla comparsa dei sintomi.

    I test dell’influenza vengono effettuati pertanto solo in pazienti ricoverati o nelle categorie di pazienti che potrebbero manifestare gravi conseguenze all’infezione.

    Test di laboratorio

    Esistono alcuni tipi di test in grado di rilevare un’influenza. Questi includono:

    • Test rapido dell’influenza – questo test è in grado di fornire rapidamente un risultato. Esistono diversi test POCT (point-of-care-test) approvati, alcuni dei quali sono in grado di rilevare la sola influenza A o sia quella di tipo A che B ma senza distinguerle. Altri ancora sono in grado di rilevare e distinguere i virus influenzali di tipo A e B o ancora di rilevare particolari ceppi come H1N1.
      • Test diagnostico rapido di rilevazione degli antigeni del virus dell’influenza – utilizzato per rilevare gli antigeni del virus dell’influenza in campioni dell’apparato respiratorio. Questi test hanno una sensibilità limitata e generalmente rilevano circa il 40-70% dei casi di influenza.
      • Test molecolari (RT-PCR) – questi test rilevano la presenza del materiale genetico virale (RNA) nel campione. In genere sono più sensibili e specifici rispetto ai test rapidi ed identificano, in base al tipo di test usato, il 66-100% dei casi di influenza.
    • Esame colturale virale – la necessità di eseguire gli esami colturali virali è diminuita notevolmente dall’introduzione dei test molecolari. Questo tipo di esami infatti richiede molto tempo per l’esecuzione (3-10 giorni) ed è pertanto di poca utilità clinica. L’esame colturale è in grado di rilevare i virus influenzali di tipo a e B e di determinare il ceppo ed il sottotipo di virus. Pertanto questi test sono utili per la formulazione di un vaccino che si ritiene possa essere utilizzabile nel periodo seguente sulla base della presenza di ceppi virali emergenti e potenzialmente pandemici. L’esame colturale puù rilevare la presenza anche di altri virus del tratto respiratorio.

     

    Insieme al test dell’influenza, il clinico può richiedere ulteriori test, come:

    • Strep test – per rilevare la faringotonsillite streptococcica
    • Virus respiratorio sinciziale – per la ricerca del virus respiratorio sinciziale, un virus responsabile di una sintomatologia analoga a quella influenzale che spesso infetta i bambini e gli anziani
    • Esame colturale dell’espettorato – per la ricerca delle cause batteriche e/o virali delle infezioni respiratorie
    • Esami ematici – esami come il pannello metabolico di base o completo per il monitoraggio della funzionalità di organi come il rene o il fegato

     

    Esami non di laboratorio

    Radiografia toracica – talvolta eseguita per valutare i polmoni in persone con sintomi riconducibili a polmonite
     

  • Prevenzione e Trattamento
    Prevenzione

    Gli organi sanitari internazionali raccomandano la somministrazione del vaccino antinfluenzale a tutti i bambini di età superiore ai 6 mesi ed agli adulti, in particolare se a maggior rischio, come gli anziani, le persone ricoverate in case di cura, le donne in gravidanza e le persone con patologie pre-esistenti quali asma, malattie cardiache, disordini renali e/o epatici.

    La prevenzione riguarda anche tutte le norme igienico-sanitarie da adottare per limitare la diffusione dell’infezione, come la frequente detersione delle mani, la pulizie della superfici potenzialmente contaminate, l’uso di fazzoletti per coprire i colpi di tosse e gli starnuti e, nel caso di persone malate, la convalescenza a casa.

    Trattamento

    La maggior parte delle persone influenzate presenta solo una sintomatologia lieve che non necessita di trattamento. Al paziente possono essere somministrate terapie di supporto che favoriscano l’idratazione o può essere suggerito il riposo e l’uso di farmaci antidolorifici e antifebbrili per ridurre la gravità del malessere.

    È raccomandato il trattamento per le persone con una sospetta o confermata influenza con sintomi gravi o con complicanze che determinano la necessità di ricovero ospedaliero. Le persone ad alto rischio possono sottoporsi ad una profilassi antivirale per limitare il rischio di contagio.

    Le persone che sviluppano complicanze, come la polmonite batterica, possono necessitare di terapia antibiotica.

Fonti

Fonti utilizzate nella revisione corrente

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