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Ultima Modifica: 07.02.2018.

Cos’è l’infertilità?

L’infertilità riguarda l’incapacità di concepire o di portare a termine una gravidanza. La diagnosi viene posta in seguito all'evidenza di mancata gravidanza dopo 12 mesi di rapporti non protetti oppure nel caso di gravidanze non portate a termine.

L’infertilità riguarda circa il 15% delle coppie. In circa  il 33% dei casi si tratta di problemi femminili mentre in un altro 33% dei casi, si tratta di fattori maschili. Nella parte restante la problematica riguarda sia la donna che l’uomo.

La fertilità dipende dal successo e dall’interazione di molti fattori. Tra questi, gli ormoni prodotti dall’ipotalamo, l’ipofisi e la tiroide, così come le gonadi femminili e maschili, giocano un ruolo importantissimo nel controllo e nel sostegno alla riproduzione.

Perché avvenga il concepimento, le ovaie femminili devono rilasciare un ovulo maturo. Alla nascita ciascuna donna possiede un numero definito di ovuli (oociti), ciascuno dei quali è contenuto e protetto all’interno di una cavità chiamata follicolo. Alla nascita sono presenti circa 1-2 milioni di follicoli; tuttavia, al momento della pubertà e quindi dello sviluppo, rimangono solo 200.000-400.000 follicoli buoni. Nel periodo dell’età fertile di una donna, le poche centinaia di follicoli rimasti si riducono ulteriormente, permettendo il rilascio di circa 400 ovuli maturi, circa uno al mese.

All’inizio di ogni ciclo, l’ormone FSH infatti stimola la maturazione di diversi follicoli ma, di solito, solo uno di questi arriva a maturazione completa. In questo periodo la produzione di estradiolo aumenta, raggiungendo un picco intorno al quattordicesimo giorno, in un ciclo di 28 giorni. Questo determina l’ispessimento della parete dell’utero e la stimolazione alla produzione degli ormoni GnRH (ormone di rilascio delle gonadotropine), LH (ormone luteinizzante) e FSH. L’effetto combinato di questi ormoni determina il rilascio dell’ovulo dal follicolo maturo e quindi l’inizio dell’ovulazione.

Una volta rilasciato, l’ovulo maturo transita attraverso le tube di falloppio, in corrispondenza delle quali può avvenire la fecondazione da parte degli spermatozoi maschili. L’unione dell’ovulo e dello spermatozoo origina l’embrione, il quale migra nell’utero dove può impiantarsi grazie all’ispessimento della parete dell’utero (endometrio). La crescita dell’embrione è accompagnata dalla formazione della placenta, la quale è responsabile della cura e del supporto del feto durante la gestazione. I problemi riguardanti l’infertilità possono interessare una o più di queste fasi. Alcune cause di infertilità sono facili da identificare mentre altre richiedono un’analisi più accurata.

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Approfondimenti
  • Cause di Infertilità

    L’età gioca un ruolo fondamentale nell’infertilità, in modo particolare da quando le coppie hanno cominciato a posticipare i tentativi di concepimento tra i 30 e i 40 anni.

    • Il picco di fertilità femminile viene raggiunto intorno ai 20 anni e comincia a diminuire dopo i 35-40 anni. La donna si avvia progressivamente alla menopausa, nonostante alcuni ovuli possano essere ancora presenti e funzionali.
    • L’aumento dell’età maschile invece comporta la diminuzione del numero di spermatozoi, della loro motilità e porta quindi alla diminuzione delle probabilità di concepimento. Altri problemi correlati all’avanzamento dell’età riguardano la diminuzione del testosterone, l’alterazione della funzionalità della prostata, la disfunzione erettile o i problemi di eiaculazione.

     

    Oltre l’età, vi sono però altri problemi che possono riguardare la fertilità maschile o femminile, tra i quali:

    • Malattie concomitanti, come il diabete
    • Abitudine ad uno stile di vita poco sano, come abitudine al fumo o all’uso di alcol e/o droghe
    • L’essere soprappeso o sottopeso
    • L’esposizione a sostanze chimiche o tossine
    • L’esercizio eccessivo

     

    Sebbene talvolta non siano note le cause precise dell’infertilità, esistono alcune patologie o condizioni cliniche che sono più frequentemente associate a questo tipo di problemi. Esse possono riguardare, ad esempio, il rilascio degli ovuli, interferire con la motilità spermatica o influenzare il processo di fecondazione o impianto dell’ovulo fecondato.

    Nella donna, alcune patologie responsabili di infertilità sono:

     

    Negli uomini si possono avere invece:

    • Disfunzione erettile
    • Problemi legati allo sperma, riguardanti la bassa conta spermatica, la bassa motilità, l’alterazione della forma degli spermatozoi o la presenza di sperma che tende ad addensarsi e quindi comporta la difficoltà per gli spermatozoi di raggiungere l’ovulo
    • Alterazioni ormonali, ad esempio del testosterone, dell’LH e dell’FSH
    • Varicocele (ingrossamento delle vene presenti in prossimità dei testicoli)
    • Ostruzione delle vie spermatiche e quindi difficoltà nell’eiaculazione
    • Complicanze della parotite (orecchioni) che possono causare infiammazione dei testicoli
    • Danno ad uno od entrambi i testicoli
    • Malattia acuta o febbre prolungata
    • Esposizione dei testicoli a calore eccessivo
    • Sindrome di Klinefelter
  • Esami

    I test dell’infertilità possono essere complessi e costosi sia in termini di tempo che di denaro. Spesso riguardano entrambi i componenti della coppia infertile, la quale si deve sottoporre a molteplici esami fisici, ematici, valutazioni dello stile di vita e procedure di diagnostica per immagini (per esempio ecografie).

    Test per l’infertilità femminile

    Nella fase iniziale, viene valutata la storia (anamnesi) personale e familiare della donna, associata ad un esame fisico completo. Come sostegno diagnostico possono essere utilizzati diversi test, utili anche nella valutazione dell’approccio terapeutico più appropriato. Di solito, il primo aspetto analizzato riguarda la verifica della presenza dell’ovulazione e delle sue tempistiche.

    Metodi di auto-valutazione dell’ovulazione

    Esistono essenzialmente tre metodi utilizzabili per rilevare autonomamente il periodo ovulatorio:

    • Test di ovulazione – si tratta di metodi molto accurati che rilevano l’incremento dei livelli dell’ormone luteinizzante (LH) presente 1-2 giorni prima dell’ovulazione, a partire da un campione delle prime urine del mattino.
    • Misura della temperatura basale, eseguita tramite uno speciale termometro. La temperatura basale corrisponde alla temperatura corporea misurata prima di alzarsi dal letto. Questa diminuisce subito prima dell’ovulazione per poi aumentare in corrispondenza dell’ovulazione e permanere elevata per i 3 giorni successivi. Il monitoraggio della temperatura basale per 3-4 mesi permette di individuare l’andamento preciso del ciclo mestruale di ciascuna donna. Poiché lo sperma rimane attivo nell’apparato genitale femminile per 5 giorni, il periodo migliore per tentare il concepimento è quello corrispondente alle 48 ore precedenti l’ovulazione. Il metodo della tempertatura basale non è riproducibile al 100%, ma è semplice e non costoso.
    • Valutazione delle secrezioni vaginali – si tratta di un altro buon metodo per valutare l’ovulazione, sebbene sia soggetto ad errori. Prima dell’ovulazione, il muco secreto è elastico, chiaro, sottile e non vischioso, un ambiente utile alla sopravvivenza ed al trasporto degli spermatozoi. Quando il muco può essere stirato tra il dito indice ed il pollice fino a formare un sottile filo di 5-7.5 cm di lunghezza, l'ovulazione è in corso e comincia il periodo fertile. L’analisi microscopica di un campione di muco rileva, nel periodo dell’ovulazione, le caratteristiche formazioni “a felce”. Dopo l’ovulazione invece il muco diventa più vischioso e meno propenso al mantenimento della sopravvivenza spermatica.

     

    Test di laboratorio

    Per la valutazione delle cause dell’infertilità, possono essere richiesti diversi esami ematici. Essi riguardano la misura di numerosi ormoni, come:

     

    Poiché anche le alterazioni della funzionalità tiroidea e ipofisaria possono influenzare la fertilità, possono essere richiesti anche i test per la valutazione della funzionalità tiroidea (TSH e/o T4 tiroxina). L’aumento dei livelli degli androgeni può essere responsabile di infertilità femminile, pertanto può essere richiesta anche la misura degli ormoni steroidei come il testosterone ed il DHEA-S.

    Diagnostica per immagini

    Le tecniche di diagnostica per immagini possono essere un supporto nella rilevazione di problematiche di tipo fisico responsabili del mancato concepimento o anche nel monitoraggio di una gravidanza. Per la rilevazione di formazioni anomale (fibromi, polipi, ascessi, tumori), di tessuti cicatriziali nella parete uterina e di infezioni, possono essere utilizzate anche l’ecografia, la radiografia o l’endoscopia a fibre ottiche.

    Test per l’infertilità maschile

    Così come per la donna, il primo esame che viene eseguito sull’uomo è un esame di tipo fisico, per la valutazione di anomalie anatomiche, e di tipo anamnestico (storia clinica personale e familiare). Per la valutazione di alcune anomalie particolari, come la presenza di ostruzione dei dotti spermatici, può essere eseguita un’ecografia trans-rettale. L’assenza totale di sperma (azoospermia) può essere dovuta anche all’assenza dei dotti deferenti o delle vescicole seminali.

    Test di laboratorio

    Analisi del liquido seminale – è il primo test che viene eseguito per la valutazione della fertilità maschile. La raccolta e l’analisi immediata dello sperma può aiutare a rilevare la presenza di anomalie riguardanti il numero, la motilità o la forma degli spermatozoi.

    Possono poi essere richiesti diversi esami ematici per la valutazione ormonale:

     

    Biopsia

    Talvolta, per la valutazione di problemi testicolari può essere utile l’analisi di un prelievo bioptico di tessuto testicolare, al fine di valutare la produzione degli spermatozoi, la loro crescita, la presenza di neoplasie o la mancanza dello sviluppo delle gonadi.

  • Trattamento

    La scelta terapeutica dei problemi di fertilità dipende da molteplici fattori, inclusa l’età dei componenti della coppia, le cause dell’infertilità, le preferenze della coppia e il tempo intercorso dall’inizio dei tentativi di concepimento.

    La prima fase del trattamento prevede una visita ginecologica/ostetrica per la donna, andrologica per l’uomo, e endocrinologica per entrambi, in genere in centri specialistici per problemi di fertilità. Il piano terapeutico coinvolge sia l’uomo che la donna e può includere anche variazioni nello stile di vita, nelle abitudini alimentari e nell’interazione con alcuni fattori ambientali.

    Non tutti i casi di infertilità possono essere risolti, anche se gli approcci utilizzati sono utili nell’85-90% dei casi. Sulla base della problematica e sulla diagnosi, possono essere utilizzati uno o più dei seguenti trattamenti:

    • Uso di farmaci e integratori per migliorare la qualità spermatica e/o stimolare l’ovulazione
    • Interventi chirurgici – per esempio negli uomini possono essere rimosse le ostruzioni presenti nei dotti spermatici e, nelle donne, nelle tube di falloppio, così come i polipi o i fibromi presenti nell’utero
    • Inseminazione intra-uterina (IUI) – inserimento dello sperma all’interno dell’apparato genitale femminile al momento dell’ovulazione
    • Tecniche di fecondazione in vitro (FIVET) – queste metodiche prevedono la manipolazione degli ovuli e degli spermatozoi in laboratorio e l’inserimento dell’ovulo fecondato direttamente nell’utero della donna. Un esempio comune sono la fertilizzazione “in vitro” o l'inieziona intracitoplasmatica dello spermatozoo (ICSI).
Fonti

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