Noto anche come
Reazioni di ipersensibilità
Ipersensibilizzazione
Ipersensibilità ritardata
Ipersensibilità immediata
Ultima Revisione:
Ultima Modifica: 01.12.2017.

Cosa sono le allergie?

Le allergie sono ipersensibilizzazioni, reazioni del sistema immunitario a sostanze che non causano nulla nella maggior parte delle persone. Le sostanze che scatenano queste reazioni sono dette allergeni.

L’allergia è definita come una reazione di ipersensibilità scatenata da meccanismi immunologici certi o molto probabili, mentre per le condizioni nelle quali non sono dimostrabili meccanismi immunologici, è stato proposto il termine di “ipersensibilità non allergica” (Position Paper Johansson SGO, Hourihane JO, Bousquet J, et al. A revised nomenclature for allergy. An EAACI positionstatement from EAAC nomenclature task force. Allergy 2001;56:813-24).

In accordo con l’associazione americana American Academy of Allergy, Asthma and Immunology (AAAAI) la percentuale di persone che soffrono di allergie nel mondo è in costante aumento; circa il 50% dei bambini presenta reazioni allergiche ad almeno un cibo, farmaco, insetto, polline di pianta, albero o arbusto.
Anche se tutti gli individui possono sviluppare un’allergia, coloro che hanno un membro della famiglia allergico, sono a maggior rischio. 
Secondo i dati presenti in letteratura, solo il 15% dei bambini con genitori e parenti di primo grado senza allergie contrarrà allergie. La percentuale sale al 45-55% se un genitore o un fratellino sono allergici, al 55-65% se lo sono entrambi.

L’allergia può essere mediata da anticorpi o da cellule. Nella maggior parte dei pazienti l’anticorpo tipicamente responsabile di una reazione allergica appartiene all’isotipo IgE e si può dire che questi pazienti soffrono di una allergia IgE-mediata.

Nell’allergia non IgE-mediata possono intervenire diversi meccanismi ( ad es. immunocomplessi e reazioni cellulo-mediate).

Le ipersensibilità sono raggruppate in quattro tipi, dalla I alla IV secondo la classificazione di Gell e Coombs.

Questa classificazione è in relazione alla parte del sistema immunitario che viene coinvolto ed i rispettivi tempi che occorrono affinché la reazione avvenga.

I due tipi di ipersensibilizzazione comunemente associati al termine “allergie” sono:

  • Tipo I, ipersensibilità immediata:le persone con questo tipo di allergia producono delle proteine (glicoproteine) chiamate anticorpi, quando sono esposte agli allergeni. Questi anticorpi sono chiamati immunoglobuline E (IgE). L’incontro tra le IgE specifiche ed il relativo allergene provoca le modificazioni fisiopatologiche (vasodilatazione, contrazione della muscolatura liscia etc) caratteristiche delle reazioni allergiche, entro pochi minuti.
  • Tipo IV, ipersensibilità ritardata: questa reazione è causata dall’azione di globuli bianchi specializzati, chiamati linfociti T, capaci di reagire specificatamente con l’allergene, mediate liberazione di sostanze ad attività citolesiva. Esempi paradigmatici di questo tipo di reazioni sono le dermatiti allergiche da contatto.

Tipo I

Le ipersensibilizzazioni di tipo I, colpiscono principalmente le vie respiratorie, l’apparato gastrointestinale e la pelle. La prima volta che la persona predisposta viene a contatto con l’allergene, non manifesta nessuna reazione, ma inizia a produrre anticorpi IgE diretti contro lo specifico allergene (anticorpo IgE allergene-specifico). Dal momento che la persona è stata sensibilizzata, la successiva esposizione può dar luogo ad una reazione consistente.

Gli anticorpi IgE prodotti in risposta all’allergene sono esposti sui mastociti, cellule specializzate nei tessuti, e sui basofili nel circolo sanguigno. Questo fenomeno attiva il sistema immunitario. Durante le successive esposizioni all’allergene, le IgE specifiche riconoscono l’allergene, si legano ad esso e stimolano il rilascio di fattori chimici, inclusa l’istamina, responsabili dei sintomi allergici; questi possono manifestarsi in bocca, nel naso o sulla pelle, ovunque sia stato introdotto l’allergene.

La reazione allergica di tipo I manfestarsi con reazioni di diversa entità; può causare eruzioni cutanee o orticaria, o anche reazioni acute, pericolose per la sopravvivenza, note con il nome di "shock anafilattico". Lo shock anafilattico è una reazione multiorgano che inizia con agitazione, sensazione di morte incombente, pallore dovuto alla bassa pressione arteriosa e/o perdita di coscienza (svenimento). Senza un'immediata iniezione di epinefrina (adrenalina), lo shock anafilattico può essere fatale .

Le allergie di tipo I si possono sviluppare a causa di varie sostanze, tra le quali (ma non solo):

  • Cibo
  • Piante come pollini, erba, ecc.
  • Veleno degli insetti
  • Pelle e saliva di animali, di cani e gatti ad esempio
  • Acari della polvere
  • Spore di muffa
  • Sostanze occupazionali (lattice)
  • Farmaci come la penicillina

Esiste anche la possibilità di cross-reazione: per esempio, le persone allergiche alla betulla possono sviluppare una reazione allergica mangiando una mela oppure, gli allergici all’ambrosia possono possono sviluppare sintomatologia verso l’anguria e la banana. Le cause più comuni di shock anafilattico da cibo sono i crostacei/molluschi, gli arachidi e le noci.

Tipo IV

L’ipersensibilizzazione di tipo IV di solito coinvolge la pelle ed è definita come "ipersensibilità ritardata”, dal momento che la reazione compare di solito dopo 48-72 ore dall’esposizione dell’allergene. Queste reazioni avvengono quando l’allergene interagisce con specifici linfociti T sensibilizzati. I linfociti rilasciano sostanze infiammatorie e tossiche, che attraggono gli altri leucociti al sito di esposizione, con conseguente danno dei tessuti. Non è necessaria nessuna “attivazione” del sistema immunitario; le persone che hanno questo tipo di ipersensibilizzazione reagiscono già dalla prima esposizione.

Cos’è una reazione di ipersensibilità non allergica?

Ci sono altre reazioni che possono causare sintomi simili all’allergia ma che non sono causati da un meccanismo immunologico, ossia dal coinvolgimento del sistema immunitario. Essi variano dall’intossicazione, come l’avvelenamento da cibo, causato dalle tossine batteriche, fino alle condizioni genetiche, come l’intolleranza causata dalla mancanza di un enzima (ad esempio, l’impossibilità di digerire il latte, che da vita all’intolleranza al lattosio, e la sensibilizzazione al glutine come nel morbo celiaco). I sintomi possono inoltre essere causati da farmaci quali aspirina e l'ampicillina, coloranti per i cibi, MSG (glutammato monosodico, un additivo degli alimenti), e da stimoli fisiologici. Anche se queste patologie richiedono comunque attenzione medica, non si tratta di allergie e non vengono identificate dai comuni test per rilevare le IgE specifiche durante i test per le allergie.

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Approfondimenti
  • Segni e Sintomi

    I due tipi di ipersensibilizzazione comunemente associati al termine “allergia” sono l’ipersensibilità immediata di tipo I e l’ipersensibilità ritardata di tipo IV.

    Segni e sintomi del tipo I:
    • Sulla pelle, una reazione allergica acuta di tipo I può causare orticaria, dermatite e prurito, mentre nella reazione cronica, l’allergia può causare dermatite atopica ed eczema.
    • Nel tratto respiratorio, una reazione allergica acuta può causare tosse, congestione nasale, starnuti, senso di soffocamento e, cronicamente, asma. Inoltre può causare occhi rossi e pruriginosi.
    • Le reazioni allergiche acute nel tratto gastro-intestinale iniziano nella bocca con formicolio, prurito, sapore metallico e gonfiore a lingua e gola, seguiti da dolore addominale, spasmi muscolari, vomito e diarrea, che portano a svariati problemi gastro-intestinali sul lungo periodo.
       

    Le reazioni allergiche di tipo I possono variare nella gravità, con sintomi che possono essere lievi e veloci o gravi e pericolosi per la vita. Ogni reazione allergica acuta e severa può essere potenzialmente pericolosa per la sopravvivenza e causare shock anafilattico, una reazione multi-organo che comincia con:

    • Agitazione
    • Sensazione di morte incombente
    • Pallore dovuto ad abbassamento della pressione arteriosa
    • Perdita di coscienza (svenimento)
       

    Altri esempi di segni e sintomi di shock anafilattico sono:

    • Eruzione cutanea, orticaria
    • Gonfiore alla gola, difficoltà di deglutizione
    • Problemi respiratori, respiro sibilante, senso di oppressione al petto
    • Vomito, diarrea, crampi
       

    Lo shock anafilattico può essere letale senza la somministrazione rapida per via endovenosa di epinefrina (adrenalina)

    Segni e sintomi del tipo IV:

    Il tipo IV è la reazione di ipersensibilità ritardata che coincide spesso con reazioni cutanee. Un esempio comune è la reazione al nichel con i gioielli metallici. L’ipersensibilità di tipo IV può causare rossore, gonfiore, bruciore, eruzioni cutanee e infiammazione della pelle (dermatite), nel sito di esposizione dopo ore o giorni dal contatto.

  • Esami

    La diagnosi di ipersensibilità di tipo I inizia con una attenta analisi dei sintomi, della storia familiare e personale e delle informazioni quali l’età di comparsa dei sintomi, la presenza di una stagionalità, l'associazione della comparsa dei sintomi con il contatto con animali, fieno o polvere, o il loro sviluppo in ambienti specifici, come a casa o al lavoro. Altri fattori ambientali e di stile di vita, come l’esposizione agli inquinanti, al fumo, all’alcol, ai farmaci, all’esercizio e allo stress, possono peggiorare i sintomi e devono essere tenuti in considerazione. Una volta che la lista dei possibili allergeni è stata ridotta, devono essere eseguiti test specifici.

    I test di laboratorio per le allergie includono:

    • Il test delle IgE allergene-specifiche su sangue: questo test si usa come supporto nella diagnosi delle allergie. Misura la concentrazione degli anticorpi IgE allergene-specifici nel sangue, in modo da rilevare una sensibilizzazione ad una particolare sostanza. Per farlo, viene prelevato un campione di sangue il quale viene utilizzato per testare sul siero ogni allergene sospetto. Gli allergeni possono essere selezionati uno alla volta o scelti da un pannello come il pannello dei cibi, delle piante regionali e delle erbe, che contengono gli allergeni più comuni nell’aria delle località dove vive la persona testata. La selezione per ogni persona è molto specifica e dipende dalle notizie cliniche del paziente; ad esempio: bombi o api, uova o albume, ambrosia comune o ambrosia dell’ovest. Il medico seleziona gli allergeni più appropriati. Di solito le persone sono allergiche davvero a poche sostanze (4 o meno). Se il test delle IgE specifiche è negativo, allora è probabile che la persona testata non sia allergica a quella sostanza, ma un test positivo deve essere valutato nel contesto della personale storia clinica. Alcune persone hanno un basso livello di IgE, ma reazioni forti all’esposizione con l’allergene, altre alte concentrazioni di IgE senza mai aver avuto alcuna reazione. I bambini che crescendo smettono di essere allergici possono continuare ad avere le IgE positive per alcuni anni. 
      Nota: Il metodo tradizionale per testare su sangue le allergie era il RAST (radioallergosorbent test), ma è stato largamente rimpiazzato con il più recente metodo immunometrico per le IgE specifiche. Alcuni clinici però richiedono ancora il test delle allergie RAST nonostante questo non venga più utilizzato dal laboratorio.
    • Talvolta viene richiesta la misura delle IgE totali per valutare un processo allergico in corso. E’ un test su sangue che determina la concentrazione totale degli anticorpi di classe IgE  (inclusi quindi gli anticorpi specifici per gli allergeni) ma non è identificativo di specifici allergeni. Esistono altre condizioni e patologie in grado di causare un aumento delle IgE.
    • Esame emocromocitometrico e Formula Leucocitaria - questi test includono la misura degli eosinofili, un tipo di leucociti i cui livelli possono aumentare molto in un individuo allergico.
    • Istamina e/o triptasi su sangue possono essere usate per diagnosticare shock anafilattico o attivazione dei mastociti.
       

    Altri tipi di test per le allergie sono:

    • Prick test o scratch test; viene eseguito ambulatorialmente dall’allergologo o dal dermatologo (lo può fare anche il pediatra, l’otirino, lo pneumologo) e deve essere eseguito da personale addestrato. Il prick test non viene effettuato di solito per le allergie alimentari a causa della facilità di sviluppo di reazioni avverse. Le persone testate non devono manifestare alcun eczema o prendere antistaminici o alcuni tipi di antidepressivi per alcuni giorni prima dell’esame. Nel caso in cui il dosaggio dell’allergene sia eccessivamente alto, possono verificarsi dei risultati falsamente positivi anche in persone non allergiche.
    • Test intradermico; può essere effettuato con un’iniezione sottocutanea dell'allergene; non è un test che riceve ampio consenso all’interno della comunità scientifica, per l’alta percentuale di falsi positivi che possono verificarsi.
    • Patch test; il patch test è un metodo più semplice per testare l’ipersensibilità ritardata di tipo IV. In questo test viene applicata sulla pelle e lasciata per 48 ore una certa concentrazione di allergene sotto un adesivo non assorbente. Se il bruciore o prurito si sviluppano prima delle 48 ore, l’adesivo viene rimosso. Il test è positivo quando si manifestano rossore, indurimento e gonfiore della pelle e talvolta quando compaiono vescicole (a forma di bolle). Alcune reazioni non compaiono finché l’adesivo non viene rimosso, per questo motivo la pelle rimane sotto osservazione fino a 72- 96 ore.
    • Test di provocazione orale; è considerato il “gold standard” per la diagnosi delle allergie alimentari. Questo tipo di test richiede uno sforzo intenso e una supervisione medica serrata poiché la reazione allergica può essere anche grave e dar luogo anche a shock anafilattico. Questo test prevede la somministrazione di piccole quantità (senza che il paziente sappia di che cosa si tratti, “in cieco”) di potenziali allergeni alimentari in capsule o per via endovenosa e la successiva osservazione dell'eventuale comparsa della reazione allergica. La negatività è confermata dalla somministrazione di quantità maggiori dello stesso allergene .
    • Dieta ad eliminazione, per la valutazione delle allergie alimentari. Consiste nell’eliminazione sistematica dalla dieta tutti i cibi sospetti e quindi dalla loro reintroduzione sequenziale, al fine di valutare quale di essi sia responsabile della reazione allergica.
       

    Alcuni altri test non standardizzati e non raccomandati o universalmente accettati, sono:

    • Immunoglobuline antigene- specifiche G/G4 (IgG/G4)
    • Provocazione-neutralizzazione
    • Test di citotossicità
    • Chinesiologia applicata
    • Attivazione/rilascio di istamina dei basofili
    • Analisi del capello
    • Test elettrodermico (Vega)
  • Prevenzione e Trattamento

    Prevenzione. Esistono alcuni studi che dimostrano che l'allattamento al seno prolungato sia efficace nel prevenire la comparsa di reazioni di ipersensibilità di tipo I e di tipo IV. Si pensa inoltre che nello sviluppo delle allergie, giochi un ruolo fondamentale l'abitudine a vivere in ambienti troppo chiusi e "puliti". A questo proposito, alcuni studi hanno dimostrato che i bambini cresciuti in campagna tendono ad avere meno allergie rispetto a coloro che sono cresciuti in ambienti più liberi da allergeni.

    Evitare ed eliminare. Una volta che l’allergia si è manifestata, il miglior modo di prevenire la reazione è evitare l’esposizione, quando possibile. Nel caso del cibo, ciò può significare l’eliminazione della sostanza dalla dieta per tutta la vita e la vigilanza sugli ingredienti nascosti nei cibi già pronti e al ristorante. Ad esempio, un utensile che ha toccato burro di arachidi prima di toccare una fetta di torta al cioccolato, può contaminare la torta e provocare una reazione in un soggetto allergico agli arachidi.
    Nel caso di allergie ad insetti e animali, la cosa migliore è evitarli. Nel caso dell’allergia ai pollini, limitare il tempo in cui si sta all’aria aperta può aiutare, ma non previene il problema. Ci sono persone che cercano di spostarsi in zone diverse per evitare alcuni tipi di allergeni; ciò può non risultare efficace dal momento che le persone allergiche sviluppano spesso nuove allergie ai pollini o all’erba delle zone in cui si spostano.

    Desensibilizzazione (immunoterapia, immunoterapia specifica) viene di solito raccomandata quando il contatto con l’allergene non può essere evitato. Consiste nella somministrazione in dosi crescenti dell'allergene, al fine di “abituare” l’organismo. Questa terapia diminuisce la concentrazione di anticorpi IgE nel sangue e stimola l’organismo a produrre anticorpi protettivi, le IgG, diverse dalle IgE.
    L’immunoterapia può causare effetti collaterali, come eruzioni cutanee e orticaria, fino a 
    shock anafilattico. La desensibilizzazione è più efficace nei soggetti allergici al fieno o alla puntura d’insetto. Circa i 2/3 di coloro che hanno la febbre da fieno mostra una significativa riduzione dei sintomi entro 12 mesi. Alcuni traggono sollievo a lungo termine, altri manifestano una ripresa dei sintomi. Di solito questa terapia viene portata avanti per tre anni. L’immunoterapia non è raccomandata per gli allergeni alimentari.

    Trattamento dei sintomi a breve termine; si tratta di una terapia utile per alleviare i sintomi. Ad esempio per i sintomi respiratori, il trattamento può includere l'assunzione di antistaminici, steroidi per via nasale, steroidi per via orale o decongestionanti.
    In caso di shock anafilattico, è raccomandata un’iniezione di epinefrina. Coloro che possono avere reazioni gravi devono portare sempre con sé un kit salvavita contenente iniezioni di epinefrina. In caso di reazione allergica in seguito all’uso di epinefrina, è necessario un intervento medico ulteriore.

Fonti

NOTA: Questa sezione è basata sulla ricerca che utilizza le fonti qui citate insieme all’esperienza collettiva della Revisione Editoriale di Lab Tests Online. Questa sezione è periodicamente rivista dalla Revisione Editoriale e può essere aggiornata come risultato della revisione. Ogni nuova fonte citata sarà aggiunta alla lista e distinta dalle fonti originali.


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