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Ultima Modifica: 20.06.2018.

Cos'è la Medicina Trafusionale?

La medicina trasfusionale è una branca della medicina che si occupa del processo di raccolta (donazione), analisi, preparazione, conservazione e trasfusione del sangue e dei suoi componenti (emocomponenti e emoderivati). La medicina trasfusionale è la pietra miliare della medicina d’urgenza e della chirurgia. La raccolta del sangue avviene normalmente nei centri per la donazione del sangue. Le banche del sangue sono parte dei laboratorio clinici che processano, analizzano e distribuiscono il sangue e i suoi componenti.
Secondo l'associazione americana delle banche del sangue (AABB, American Association of Blood Banks) ogni anno donano il sangue circa 9,2 milioni di persone volontarie. Nel 2011 negli Stati Uniti sono stati donati 15,7 milioni di unità di sangue intero e di concentrati eritrocitari (globuli rossi). Sempre negli Stati Uniti, si stima che annualmente vengano trasfusi circa 30 milioni di unità di emocomponenti. Le trasfusioni di sangue, ossia lil trasferimento di sangue o dei suoi componenti da una persona nel flusso sanguigno di un'altra, sono essenziali per salvare la vita a persone vittime di traumi, sottoposte ad interventi chirurgici o che per altri motivi abbiano avuto importanti perdite di sangue (emorragie). Le trasfusioni di sangue vengono anche utilizzate per trattare gravi anemie conseguenti, ad esempio, alla chemioterapia, al cancro, ad anemia falciforme e a talassemia.
La sicurezza e il mantenimento delle scorte di sangue statunitensi sono tenute sotto controllo da organizzazioni come la AABB e la croce rossa americana (American Red Cross) o i centri sangue americani (America’s Blood Centers) che pongono molta attenzione a riguardo. In particolare, queste organizzazioni si occupano del monitoraggio delle scorte di sangue e del fabbisogno interno, controllando eventuali problemi dovuti alla riduzione del numero di donatori e a infezioni a rischio di trasmissione ematica.

Scopo di questo articolo è fornire uno sguardo su quattro punti chiave riguardanti la medicina trasfusionale e le banche del sangue:

  1. Donare il sangue
  2. Procedure attuate per garantire la sicurezza della trasfusione
  3. Compatibilità tra il donatore di sangue e il destinatario della trasfusione
  4. Rischi per il donatore e per il ricevente
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1. Donare il sangue
  • Chi può essere un donatore?

    I donatori di sangue sono volontari che forniscono un servizio estremamente necessario. Ogni anno, circa 4 milioni di pazienti ricevono una trasfusione di sangue e ogni giorno sono necessarie circa 40.000 unità di globuli rossi. Nonostante ogni anno vengano donate circa 14 milioni di unità di sangue, sono necessari ancora un maggior numero di volontari per far fronte alle richieste. Secondo la AABB, nonostante il 38% dei cittadini degli Stati Uniti siano idonei alla donazione di sangue, meno del 10% sono effettivamente donatori.

    I donatori devono rispettare certi criteri per assicurare la loro sicurezza e quella del ricevente.

    In Italia le condizioni di base per il donatore (fonte AVIS) sono:

    • Età : compresa tra 18 anni e i 60 anni (per candidarsi a diventare donatori di sangue intero) , 65 anni (età massima per proseguire l'attività di donazione per i donatori periodici), con deroghe a giudizio del medico
    • Peso: Più di 50 Kg
    • Pulsazioni: comprese tra 50-100 battiti/min (anche con frequenza inferiore per chi pratica attività sportive) 
    • Pressione arteriosa: tra 110 e 180 mm di mercurio (Sistolica o MASSIMA) / tra 60 e 100 mm di mercurio (Diastolica o MINIMA)
    • Stato di salute: Buono
    • Stile di vita: Nessun comportamento a rischio
       

    Per proteggere la salute sia del donatore che del ricevente, il donatore deve essere sottoposto ad un questionario per accertare la potenziale esposizione a malattie trasmissibili per via ematica, come l’esposizione a virus dell’HIV, virus dell’epatite B e C, HTLV I e II, e alcuni parassiti come quello della malaria, della bobesiosi e della Malattia di Chagas.

    Alcune persone vengono invece escluse permanentemente dalla possibilità di donare. I criteri di esclusione FDA riguardano:

    • L’uso di sostanze illegali (droge) iniettate per via endovenosa
    • Uomini che abbiano avuto rapporti omosessuali prima del 1977; nel maggio 2015 la FDA ha diffuso una bozza di linee guida che, se recepite, cambieranno questo tipo di restrizione con la restrizione per gli uomini che abbiano avuto rapporti omosessuali negli ultimi 12 anni
    • Emofiliaci
    • Chiunque sia risultato positivo per il test HIV
    • Uomini e donne che abbiano avuto rapporti sessuali in cambio di soldi, droga o qualsiasi altra forma di pagamento, dal 1977
    • Chiunque abbia avuto l’epatite dopo il compimento dell’undicesimo anno di età
    • Chiunque abbia avuto la babesiosi o la malattia di Chagas
    • Chiunque sia affetto o abbia familiari affetti dal morbo di Crueutzfeldt-Jakob (CJD)
    • Sempre per il rischio del CJD, chiunque abbia trascorso più di tre mesi nel Regno Unito tra il 1980 e il 1996 o, dal 1980, sia stato più di 5 mesi in Europa o ancora chi abbia ricevuto trasfusioni di sangue nel Regno Unito dal 1980 in poi.
    • Chiunque abbia avuto problemi di salute in viaggio, può avere un rinvio temporaneo.
       

    Esistono poi alcune restrizioni riguardanti l’assunzione di alcuni farmaci. Questi possono comportare l’esclusione permanente o temporanea dalla donazone.

    Ad esempio, la FDA ha specificato che coloro che assumono Tegison (etretinato), ormone della crescita umano o insulina bovina prodotta nel Regno Unito, devono essere esclusi permanentemente dalla possibilità di donare. Coloro che invece assumono Proscar (finasteride), Propecia (finasteride) o Accutane (isotretionina) devono astenersi dalla donazione fino a 4 settimane dall’ultima dose assunta. Un recente vaccino contro l’epatite B determina una sospensione temporanea di 12 mesi, mentre l’uso di Soriatane (acitretina) di 3 anni. Infine, qualora il donatore abbia assunto antibiotici o qualsiasi altro farmaco necessario per curare un’infezione, deve essere controllato e sospeso temporaneamente. Per quanto riguarda i vaccini, esistono diverse modalità rispetto alla data e al tipo del vaccino stesso. Per una lista più completa dei criteri di eleggibilità, si rimanda ai criteri di eleggibilità della Croce Rossa Americana

    I donatori hanno comunque la responsabilità personale di collaborare al mantenimento della sicurezza delle riserve di sangue. Sono quindi tenuti a sottoporre al clinico qualsiasi perplessità o domanda riguardante malattie pregresse o eventuali esposizioni avvenute prima della donazioni.

    Per quanto riguarda la normativa italiana, si rimanda al decreto 2 novembre 2015 “Disposizioni relative ai requisiti di qualità e sicurezza del sangue e degli emocomponenti”, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 28 dicembre 2015. Esso si basa sulle linee guida europee ma anche su linee guida e standard operativi nazionali.

  • Dove è possibile donare il sangue?

    Il sangue può essere donato nei centri sangue situati negli ospedali o anche in presidi mobili e temporanei posti in aree pubbliche come scuole, chiese o luoghi di lavoro. Negli Stati Uniti, così come in Italia, esistono molteplici associazioni coinvolte nella donazione di sangue.

    Per maggiori informazioni visita il sito dell’AVIS, Associazione Volontari Italiani Sangue.

  • Cosa viene donato e con che frequenza?

    La quantità di sangue donato corrisponde ad una unità, ossia ad un volume massimo di 450 mL. Il sangue viene raccolto in una sacca tramite un ago, nuovo e sterile, inserito in una vena posta nella parte interna del gomito. La quantità di fluidi persi con la donazione viene ripristinata in circa 24 ore ma possono essere necessari più di due mesi per ricostituire tutti i globuli rossi persi.
    Negli Stati Uniti le donazioni di sangue intero possono essere effettuate ogni 8 settimane. Invece possono essere donate due unità di globuli rossi ogni 16 settimane, utilizzando un processo chiamato aferesi.
    Le piastrine possono essere donate, sempre mediante aferesi, ogni 16 settimane.
    Per maggiori dettagli riguardanti la normativa italiana si rimanda all’allegato IV del decreto 2 novembre 2015 “Disposizioni relative ai requisiti di qualità e sicurezza del sangue e degli emocomponenti”.

  • Cos’è una donazione autologa?

    La donazione autologa è un altro tipo di donazione di sangue. In questo caso si parla di autotrasfusione poiché il soggetto che effettua la donazione e colui che la riceve coincidono. Questo tipo di procedura può essere effettuata nel caso, ad esempio, di interventi chirurgici importanti nei quali si preveda possa essere necessaria una trasfusione. Nonostante questa procedura non sia esente da rischi, questi sono minimizzati poiché il sangue trasfuso è di proprietà del ricevente.
    E’ possibile raccogliere il proprio sangue fino a 72 ore prima di un intervento chirurgico. In questo caso possono essere somministrati ferro e eritropoietina come terapia di supporto per aiutare la persona sottoposta ad intervento ad incrementare il numero dei propri globuli rossi.
    Le unità di sangue inutilizzato durante gli interventi chirurgici vengono di norma gettate, a meno che non possano essere utilizzate per un paziente compatibile comunque sempre dopo essere state sottoposte a test atti a verificarne la sicurezza.
    Secondo dei dati riportati dall’AABB e dal “National Blood Collection and Utilization Survey”, nel 2011, lo 0.7% di tutte le donazioni sono state donazioni autologhe.
    L’uso di questo tipo di donazioni varia a seconda dei luoghi e non viene raccomandato da tutti i clinici. Infatti i livelli di ematocrito di alcuni pazienti sottoposti a interventi chirurgici dopo aver effettuato la donazione autologa, hanno destato preoccupazione. La decisione pertanto deve essere valutata e presa dal paziente in accordo con il proprio medico. Potrebbero infatti essere preferite altre strategie come il recupero intraoperatorio (RI) di sangue, che prevede il recupero e la re-infusione del sangue del paziente perso durante l’intervento chirurgico.

  • Cosa succede al sangue dopo la donazione?

    Il sangue intero donato, può essere successivamente frazionato in laboratorio così da ottenere emocomponenti e emoderivati che possono essere utilizzati in più pazienti per necessità molteplici. E’ raro che una persona abbia la necessità di ricevere tutti i componenti contenuti nel sangue intero.

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2. Procedure attuate per garantire la sicurezza della trasfusione
  • Test di screening

    Nei laboratori delle banche del sangue, devono essere obbligatoriamente eseguite alcuni indagini pretrasfusionali su tutte le unità di sangue donate. Vengono infatti eseguiti test di screening necessari a garantire la sicurezza del sangue donato e test di caratterizzazione dello stesso, per verificare la compatibilità AB0 e Rh.

    I test di screening vengono effettuati per:

    • Valutare la presenza nel ricevente di eventuali anticorpi anti-globuli rossi imprevisti, come quelli sviluppatisi in seguito a precedenti trasfusioni o gravidanze
    •  Contaminazioni batteriche nelle unità di piastrine
    • Infezioni attuali o pregresse; ciascuna unità di sangue intero viene testato per:
      • Epatite B
      • Epatite C
      • HIV di tipo 1 e 2
      • Virus umano linfotropo delle cellule T (HTLV) di tipo I e II (patologia rara negli Stati Uniti ma molto grave)
      • Sifilide
      • Virus West Nile (WNV)
         

    L’FDA (Food and Durgs Administration) ha approvato anche un test per rilevare la presenza nel sangue del parassita responsabile della malattia di Chagas. Il test non è ancora obbligatorio ma molti centri hanno già cominciato ad effettuare test di screening per rilevarne la presenza.

    Usualmente i test per la verifica di questo tipo di infezioni riguardano la ricerca di anticorpi. Tuttavia, sono disponibili nuovi test in grado di rilevare la presenza del materiale genetico di virus in grado di accorciare la finestra temporale nella quale questi virus risultano essere non rilevabili.
    Queste metodiche sono conosciute come “test di amplificazione degli acidi nucleici” (NAT), e hanno cominciato ad essere utilizzate di routine nello screening delle banche del sangue per la ricerca dei virus dell’epatite e HIV.
    Per diminuire i falsi positivi, in caso di positività ai test vengono comunque ripetuti ulteriori test di conferma. Se i test di conferma forniscono risultati negativi, allora il test di screening iniziale viene considerato un falso positivo. L’unità di sangue viene quindi resa disponibile, anche se alcuni centri, in base alle linee guida utilizzate, preferiscono eliminare l’unità senza effettuare il test di conferma.
    Una volta che l’unità ha superato tutti i test di sicurezza necessari e viene dichiarata priva di infezioni, allora viene resa disponibile per la trasfusione. Le unità nelle quali vengono rilevate delle infezioni invece sono eliminate e il donatore viene permanentemente escluso dalle donazioni.
    E’ importante anche sottolineare che alcune malattie infettive, come la malaria, attualmente non possono essere rilevate tramite test. Il potenziale rischio che un agente infettivo non sia rilevato in una unità di sangue donata,  sottolinea l'importanza che i donatori segnalino eventuali infezioni trasmissibili che potrebbero aver avuto o alle quali potrebbero essere stati esposti in passato.

  • Conservazione del sangue

    Per la sicurezza del sangue donato, è essenziale una corretta conservazione del sangue intero e degli emocomponenti.

    • I globuli rossi devono essere conservati in ambiente refrigerato per un massimo di 42 giorni o congelati fino a massimo 10 anni
    • Le piastrine possono essere mantenute a temperatura ambiente per 5 giorni al massimo
    • Il plasma fresco congelato può essere mantenuto per più di un anno
    • Il crioprecipitato ottenuto da plasma fresco congelato, può essere conservato per più di un anno
    • I granulociti (globuli bianchi) devono essere trasfusi entro 24 ore dalla donazione
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3. Compatibilità tra il donatore di sangue e il destinatario della trasfusione
  • Accoppiamento donatore-ricevente: Tipizzazione del sangue

    La tipizzazione consiste nella valutazione della presenza o assenza nel sangue di determinati antigeni presenti sulla superficie dei globuli rossi. Due di questi antigeni di superficie sono quelli chiamati A e B nel sistema di classificazione AB0. Le persone i cui globuli rossi presentano l’antigene del gruppo A, vengono considerate del gruppo sanguigno A; quelle con l’antigene B di gruppo sanguigno B; quelle con entrambi gli antigeni A e B, appartengono al gruppo sanguigno AB; infine quelli privi di entrambi gli antigeni appartengono al gruppo sanguigno 0. L’organismo produce anticorpi diretti verso gli antigeni A, B o 0 che non siano esposti sulla superficie dei propri globuli rossi. Per questo motivo è importante ricevere una trasfusione soltanto da donatori con un determinato gruppo sanguigno, detto compatibile.
    Il cosiddetto fattore Rh è un altro importante antigene di superficie. Se questo antigene è espresso sulla superficie dei globuli rossi, allora il gruppo sanguigno sarà Rh+ (positivo); se è assente sarà Rh- (negativo).

    Secondo l’AABB, la distribuzione dei gruppi sanguigni negli Stati Uniti è la seguente:

    • 0 Rh-positivo 38%
    • A Rh-positivo 34%
    • B Rh-positivo 9%
    • 0 Rh-negativo 7%
    • A Rh-negativo 6%
    • AB Rh-positivo 3%
    • B Rh-negativo 2%
    • AB Rh-negativo 1%
       

    La tipizzazione AB0 e Rh viene effettuata su tutte le unità di sangue donato, nelle strutture di raccolta e nei laboratori ospedalieri.

    Esistono due metodi di tipizzazione AB0: diretto e indiretto. Il metodo diretto viene effettuato mescolando un campione del sangue da tipizzare con antisiero anti-A (ossia siero contenente anticorpi diretti verso i globuli rossi di gruppo A) e con antisiero anti-B (ossia siero contenente anticorpi diretti verso i globuli rossi di gruppo B). Il gruppo sanguigno corrisponde al siero in corrispondenza del quale i globuli rossi si “appiccicano” (reazione di agglutinazione). Nel metodo indiretto invece, il siero del paziente da tipizzare viene mescolato con globuli rossi a gruppo sanguigno noto (A o B), e anche in questo caso viene valutata la reazione di agglutinazione. Il gruppo sanguigno viene confermato dall’accordo tra i due test.

    In maniera analoga, nella tipizzazione Rh i globuli rossi della persona da tipizzare vengono mescolati con un antisiero contenente anticorpi anti-Rh. Se è presente reazione di agglutinazione, allora il gruppo sanguigno è Rh-positivo; altrimenti è Rh-negativo. Il test di tipizzazione Rh è particolarmente importante durante la gravidanza, poiché la madre e il suo feto potrebbero essere incompatibili. Se la madre è Rh-negativa e il padre è Rh-positivo, il feto può essere Rh-positivo. Di conseguenza la madre potrebbe produrre anticorpi diretti contro l’antigene Rh distruggendo così i globuli rossi del bambino. Per prevenire lo sviluppo di anticorpi anti-Rh, le madri Rh-negative con partner Rh-positivi vengono trattate con iniezioni di immunoglobuline anti-Rh, durante la gravidanza e dopo il parto nel caso in cui il bambino sia Rh-positivo.

  • Accoppiamento donatore-ricevente: Test di compatibilità

    Il test di compatibilità viene effettuato per determinare se una particolare unità di sangue può essere trasfusa in un particolare ricevente. Questo tipo di test include la tipizzazione AB0-Rh (vedi sopra), la ricerca di anticorpi che escludano la presenza, nel ricevente, di anticorpi anti globuli rossi del donatore e il cross-matching (o prova di compatibilità completa).

    Oltre agli antigeni A, B, e Rh, ne esistono molti altri. Tuttavia per questi altri antigeni non vengono testati di routine né il donatore né il ricevente. Se un paziente ha avuto una trasfusione o una gravidanza precedente, possono essersi sviluppati anticorpi verso uno di questi altri antigeni. Di conseguenza, è di particolare importanze che il sangue utilizzato nelle successive trasfusioni non presenti antigeni verso i globuli rossi del donatore. La presenza nel ricevente di anticorpi diretti verso antigeni del donatore potrebbe altrimenti portare allo sviluppo di una reazione trasfusionale.

    Per verificare la presenza di tali anticorpi, il siero del paziente viene mescolato con globuli rossi a composizione antigenica nota.

    La prova di compatibilità completa (cross-matching) viene effettuata per determinare se il ricevente ha anticorpi in grado di reagire con le cellule del donatore.

    Nel caso in cui sia presente una reazione, saranno necessarie ulteriori indagini da parte del personale di laboratorio per identificare l'anticorpo specifico responsabile ed individuare i donatori compatibili, ossia che non presentino antigeni riconosciuti dagli anticorpi del ricevente. L’unità di sangue compatibile sarà poi testata per confermarne la sicurezza.

    La trasfusione di sangue ottimale prevede l’utilizzo di un’unità di sangue il cui gruppo sanguigno corrisponda perfettamente con quello del ricevente. Tuttavia, in caso di emergenza, chiunque può ricevere i globuli rossi di tipo 0. Pertanto, le persone con gruppo sanguigno 0 (in particolare 0 Rh negativo) sono chiamati "donatori universali." Le persone con gruppo sanguigno di tipo AB Rh-positivo invece possono essere trasfusi con i globuli rossi provenienti da individui di qualsiasi gruppo sanguigno (AB0) e sono comunemente indicati come "riceventi universali."

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Rischi per il donatore e per il ricevente
  • Esistono dei rischi associati con la donazione o con la trasfusione di sangue?

    La comunità delle banche del sangue ha rassicurato la popolazione riguardo la sicurezza nelle procedure di donazione del sangue. Per ciascuna raccolta vengono utilizzati aghi nuovi e sterili. Pertanto, la donazione di sangue non comporta rischi riguardanti la possibilità di essere infettati dal virus dell’HIV dell’epatite.
    Inoltre, tutti i donatori vengono sottoposti ad approfondimenti prima della donazione di sangue, atti a verificare il loro stato di salute e l’assenza di complicanze che potrebbero derivare dalla donazione. Esistono delle lievi conseguenze alle quali il donatore potrebbe andare incontro durante e/o in seguito alla donazione, come bruciore durante l’inserimento dell’ago, mal di stomaco, vertigini e la possibile comparsa di qualche livido in corrispondenza della sede di inserimento dell’ago. Molto raramente i donatori potrebbero svenire, avere spasmi muscolari o subire lesioni ai nervi.
    Esistono alcuni rischi nel ricevere una trasfusione. Alcune persone temono di contrarre malattie infettive. Come descritto precedentemente in questo articolo, il sangue donato viene attentamente testato per escludere la trasmissione di malattie. Pertanto il rischio di contrarre un’infezione in seguito a trasfusione è estremamente basso (circa 1 unità trasfusa su 600.000 per l’epatite B e 1 unità trasfusa su 2 milioni per l’HIV e l’epatite C). Desta invece maggiore preoccupazione l’incompatibilità AB0.
    La reazione trasfusionale per incompatibilità AB0 avviene quando una unità di sangue viene trasfusa in un ricevente che presenta anticorpi diretti contro gli antigeni AB0 espressi sulla superficie dei globuli rossi del sangue donato (per esempio, un ricevente di gruppo 0 che riceve una unità di globuli rossi del gruppo A). Colui che riceve la trasfusione potrebbe avere quindi una reazione immunitaria contro le cellule del sangue trasfuso, con conseguenze molto pericolose (pericolo di vita) .
    Oltre l’incompatibilità AB0 esistono anche altri tipi di incompatibilità che possono determinare reazioni trasfusionali. Queste sono determinate dalla presenza di altri antigeni presenti in altri componenti del sangue, come i globuli bianchi, le piastrine e le proteine del plasma. Il sistema immunitario può attaccare e distruggere le cellule del sangue donato, con effetti molto seri per il paziente.
    Esistono molteplici tipi di reazioni trasfusionali, come quelle allergiche o febbrili (ossia caratterizzate da febbre). Il trattamento dipende dal tipo di reazione e dai sintomi del paziente (per esempio, per ridurre le eruzioni cutanee e il prurito possono essere utilizzati gli antistaminici mentre per ridurre la febbre può essere somministrato paracetamolo). Molte reazioni trasfusionali passano inosservate e, di conseguenza, non vengono dichiarate. Tuttavia, l’incidenza delle reazioni trasfusionali riportate è di circa 1 su 1000 per i componenti o 1 su 400 persone. Quasi tutte sono complicanze non di tipo infettivo, e includono errori trasfusionali, eccedenza nel volume trasfuso, febbre o reazioni allergiche e danno polmonare acuto dovuto a trasfusione (transfusion-related acute lungh injury; TRALI), una reazione grave ma rara in seguito alla quale il paziente può sviluppare problemi respiratori e febbre alta.

Il Sangue e i suoi Componenti

Il sangue è composto da alcuni tipi di cellule disperse in un fluido chiamato plasma, contenente molte proteine come i fattori della coagulazione e altre sostanze. Il sangue che scorre nelle vene e nelle arterie di tutto l’organismo è chiamato sangue intero. Ciascun componente del sangue intero ha un ruolo importante.

La prima fase del trattamento del sangue donato riguarda la separazione degli emocomponenti, effettuata per evitare la coagulazione.

La separazione dei globuli rossi dal plasma viene effettuata grazie all’uso di una centrifuga che permette di effettuare velocemente il processo di separazione tramite la formazione di un sedimento di globuli rossi e di una frazione sovrastante di plasma ricco di piastrine. Il plasma ricco di piastrine viene rimosso e posto in una sacca sterile. Questo può essere usato per preparare le piastrine, sempre con l’aiuto di una centrifuga, il plasma e il crioprecipitato contenente i fattori della coagulazione.

Il plasma può essere raccolto insieme a quello di altri donatori e lavorato ulteriormente (frazionato) per fornire proteine plasmatiche purificate, come l'albumina, immunoglobuline e fattori della coagulazione concentrati.

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Emocomponenti utilizzati nella medicina trasfusionale
  • Sangue Intero (SI)

    Il sangue intero contiene i globuli rossi responsabili del trasporto dell’ossigeno ai tessuti, i globuli bianchi che combattono le infezioni e il plasma, la parte liquida del sangue intero. Prima di una trasfusione di SI è necessario effettuare i test di compatibilità.

  • Globuli Rossi (RBC)

    I globuli rossi normalmente costituiscono circa il 40% del SI. Esso contengono l’emoglobina, una proteina che lega l’ossigeno e ne rende possibile il trasporto, tramite i globuli rossi, dai polmoni a tutto l’organismo. I globuli rossi sono preparati a partire dal SI tramite la rimozione del plasma dalla sacca di raccolta. Possono quindi essere utilizzati nel trattamento dell’anemia dovuta, ad esempio, ad insufficienza renale, sanguinamento gastrointestinale o perdita di sangue in seguito a traumi o interventi chirurgici. I globuli rossi del donatore devono essere compatibili con quelli del ricevente perciò prima della trasfusione sono richiesti i test di compatibilità.

  • Plasma Fresco Congelato

    Il plasma è la parte liquida del sangue. È costituito da acqua, grassi, zuccheri, proteine e sali. La sua funzione principale consiste nel trasportare le cellule del sangue in tutto l’organismo, insieme alle altre sostanze come i nutrienti, i fattori della coagulazione, gli anticorpi e i prodotti di scarto. Aiuta inoltre a mantenere la pressione sanguigna, l’equilibrio acido-base e la concentrazione di elettroliti. Il plasma può essere trasfuso per il controllo delle emorragie dovute a carenza di fattori della coagulazione.

    Il plasma fresco congelato è preparato a partire dal sangue intero o per aferesi; una volta separato viene congelato a -18°C.

    Il donatore di plasma fresco congelato deve essere compatibile con i globuli rossi del ricevente. Viene utilizzato come fonte di proteine plasmatiche nei pazienti con deficit o alterazioni delle stesse. E’ indicato nel trattamento di:

    • Pazienti emorragici o che devono subire un intervento, che quindi richiedono l’integrazione di molti fattori della coagulazione
    • Pazienti sottoposti a trasfusioni massive che abbiano deficit dei fattori della coagulazione clinicamente rilevanti
    • Pazienti sotto terapia anticoagulante, in presenza di una emorragia
    • Per le trasfusioni o i trattamenti di plasma-exchange in pazienti con piastrine basse o non funzionanti (nella porpora trombotica trombocitopenica)
    • Nel trattamento di pazienti con deficit selettivi dei fattori della coagulazione per i quali non siano disponibili specifici concentrati dei fattori della coagulazione per i quali sono deficitari
    • Nel trattamento di alcune rare forme di deficit di proteine plasmatiche
  • Plasma Privo di Crioprecipitato

    Il plasma privo di crioprecipitato viene preparato tramite il rapido congelamento del plasma fresco congelato, seguito dallo scongelamento e la centrifugazione che rimuove il crioprecipitato e fornisce un plasma privato di Fattore VIII, fattore di von Willebranf (vWF) e fibrinogeno. Le altre proteine plasmatiche rimangono invece alle stesse concentrazioni del plasma fresco concentrato e, analogamente al plasma fresco concentrato, anche il plasma privo di crioprecipitato deve essere compatibile con i globuli rossi del ricevente.

  • Crioprecipitato

    Il crioprecipitato è la parte del plasma contenente i fattori della coagulazione in grado di controllare le emorragie in caso di pazienti emofilici o con malattia di von Willebrand. Nella maggior parte dei casi viene utilizzato solo se i concentrati inattivati (nei quali vengano inattivati eventuali agenti patogeni) contenenti fattori di von Willebrand e Fattore VIII non sono disponibili o, durante interventi chirurgici, come fattori emostatici.

    Il crioprecipitato viene preparato scongelando il plasma fresco congelato e recuperando il precipitato contenente i fattori della coagulazione, ossia il Fattore VIII, Fattore XIII, il fibrinogeno, il vWF e la fibronectina. La trasfusione del crioprecipitato non richiede test di compatibilità e sono quindi accettabili tutti i gruppi sanguigni AB0.

  • Piastrine

    Le piastrine sono piccoli frammenti di cellule, essenziali per i normali processi coagulativi. Possono essere trattati nel trattamento delle leucemie e altri tipi di cancro o patologie nelle quali siano presenti difetti piastrinici quantitativi (es. trombocitopenia) o qualitativi.

    Una unità di piastrine è un concentrato piastrinico separato dal SI e risospeso in una piccola quantità del plasma di origine. Le piastrine possono essere raccolte anche tramite un processo di aferesi specifico per le piastrine (piastrinoaferesi). E’ consigliabile che il donatore sia compatibile con i globuli rossi del ricevente nonostante il test di compatibilità non sia richiesto. Tutti i gruppi AB0 sono accettabili per la trasfusione. Le piastrine sono essenziali per la normale emostasi. La trasfusione di piastrine è indicata nel trattamento di pazienti emorragici da deficit piastrinico.

  • Globuli Bianchi (leucociti)

    I leucociti rappresentano una parte importante del meccanismo di difesa dell’organismo. Essi aiutano a proteggere contro le infezioni e hanno anche un ruolo nell’infiammazione, nelle risposte allergiche e nella protezione contro il cancro. Un tipo di leucociti, chiamati granulociti, possono essere trasfusi per combattere le infezioni refrattarie ai trattamenti antibiotici, anche se l’effettiva efficacia di questa forma di trattamento è ancora oggetto di studio.

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Emoderivati
  • Concentrato di Fattore VIII

    I preparati di fattore VIII possono derivare dal plasma di donatore o possono essere prodotti tramite tecnologia ricombinante. Il Fattore VIII ricombinante è il prodotto di elezione per il trattamento dell’emofilia A, poiché essendo prodotto da linee cellulari di criceto, è molto sicuro riguardo la possibilità di trasmettere possibili patogeni per l’uomo. Il concentrato di Fattore VIII ottenuto da plasma umano, è preparato tramite il frazionamento di pool di plasmi umani ottenuti da diversi donatori e congelati subito dopo il prelievo. I concentrati di Fattore VIII sono indicati nel trattamento e nella prevenzione di episodi emorragici nei pazienti affetti da emofilia A e quindi con moderato o severo deficit congenito del Fattore VIII.

  • Concentrato di Fattore IX
    • Sono disponibili preparati sia ricombinanti che emoderivati di Fattore IX
    • Il Fattore IX ricombinante è il trattamento di elezione per i nuovi pazienti ai quali sia stata diagnosticata emofilia B
    • I concentrati di Fattore IX sono usati nel trattamento di pazienti con deficit di Fattore IX, comunemente chiamati emofiliaci B
  • Albumina e Proteine Plasmatiche
    • L’albumina deriva dal plasma di donatori ottenuto dal SI o per plasmaferesi (aferesi specifica per il plasma). E’ composta per il 96% da albumina, per il 4% da globuline e altre proteine ed è preparata tramite frazionamento a freddo. Questi preparati non trasmettono malattie virali.
    • La frazione delle plasma proteine è un prodotto simile contenente l’83% di albumina e il 17% di globuline
    • L’albumina è usata in pazienti con ipovolemia (nei quali il volume plasmatico sia pericolosamente basso) e in gravi stati ipo-proteinemici ossia con grave carenza di proteine nel sangue. Le stesse indicazioni valgono per la frazione delle proteine plasmatiche.
  • Immunoglobuline

    Le immunoglobuline sono preparazioni di anticorpi ottenuti da pool di plasma umano, in grado di proteggere contro alcune malattie.

    • La preparazione di gammaglobuline polivalenti o specifiche sono preparazioni ad alto titolo, utilizzabili per l’iniezione intramuscolare, nel trattamento contro agenti infettivi o tossine. Questi prodotti vengono utilizzati prevalentemente per la protezione da queste malattie e per la profilassi.
    • Le preparazioni per le iniezioni endovenose forniscono un meccanismo capace di indurre picchi di livelli di IgG immediatamente dopo l’infusione
    • Le preparazioni di immunoglobuline possono essere usate per fornire una profilassi in individui a rischio esposti a particolari malattie o in terapie sostitutive in casi di immunodeficienza primaria
  • Espansori di Volume Plasmatico

    Gli espansori di volume plasmatico fanno parte dei surrogati del sangue e sono soluzioni sintetiche e non di origine umana. Queste soluzioni sintetiche possono essere impiegate qualora il paziente non necessiti dei benefici che potrebbero derivare dalla trasfusione di SI, come un aumento della capacità di trasporto dell’ossigeno ad opera dei globuli rossi, ma abbia altresì bisogno di aumentare il proprio volume plasmatico.

    • Sono compatibili con il plasma soluzioni come la normale soluzione salina o la soluzione di Ringer Lattato. La soluzione salina contiene solo cloruro di sodio, mentre il Ringer Lattato contiene anche potassio, calcio e lattato. Soluzioni come queste aumentano temporaneamente il volume plasmatico poiché attraversano facilmente le membrane dei capillari.
    • Altre soluzioni in grado di aumentare il volume plasmatico sono il Destrano e l’amido idrossietilico (HES). Entrambi sono indicati nel trattamento di shock emorragico (shock ipovolemico caratterizzato da una perdita importante e rapida di sangue) e il trattamento di ustioni.
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Lavorazione degli emocomponenti
  • Deleucocitazione

    Gli emocomponenti vengono preparati rimuovendo tutti o la maggior parte dei leucociti. L’uso di emocomponenti deleucocitati (globuli rossi e piastrine) è indicato in pazienti con reazioni febbrili ricorrenti dopo trasfusione. L’uso di questi componenti diminuisce anche la formazione di anticorpi anti-HLA (ossia diretti contro l’antigene leucocitario umano, marcatore dei globuli bianchi). Questo trattamento riduce anche il rischio di trasmissione di CMV (cytomegalovirus) tramite trasfusione.

  • Irradiazione

    Gli emocomponenti vengono esposti a radiazioni ionizzanti (raggi-g o raggi X). Questa metodica previene l’insorgenza della graft versus host disease associata a trasfusione (TA-GVHD), una sindrome caratterizzata da una risposta immunitaria operata dai leucociti del donatore contro le cellule del ricevente. L’irradiazione impedisce la replicazione dei leucociti e previene questo tipo di complicanze. Gli emocomponenti sottoposti a irradiazione sono indicati per i pazienti immunocompromessi.

Fonti

Fonti utilizzate nella revisione corrente

AABB Technical Manual, Eds Mark K. Fung, MD, PhD; Brenda J. Grossman, MD, MPH; Christopher Hillyer, MD; Connie M. Westhoff, PhD, MT(ASCP)SBB, AABB, 18th edition, 2014.

Standards for Blood Banks and Transfusion Services, 29th edition, AABB 2014.

AABB. Blood FAQ. Available online at http://www.aabb.org/tm/Pages/bloodfaq.aspx. Accessed September 2015.

Fonti utilizzate nelle revisioni precedenti

Kay R. Gregory, MS MT(ASCP)SBB.

U.S. Food and Drug Administration. 13 Dec 2006. FDA approves first test to screen blood donors for Chagas' disease (FDA News press release). Rockville, Md. Available online at http://www.fda.gov/bbs/topics/NEWS/2006/NEW01524.html. Accessed Feb 2007.

AABB. Blood Donation Frequently Asked Questions (Online information, accessed February 2007). Available online at http://www.aabb.org/Content/Donate_Blood/Blood_Donation_FAQs/donatefaqs.htm.

American Cancer Society. Possible Risks of Blood Product Transfusions, Transfusion related acute lung injury. (Online information, accessed February 2007). Available online through http://www.cancer.org.

American Cancer Society. Alternatives to Blood Transfusion, Volume Expanders (Online information, accessed March 2007). Available online through http://www.cancer.org.

AABB Technical Manual. 15th ed. Brecher M, ed. Bethesda, AABB: 2005.

Henry's Clinical Diagnosis and Management by Laboratory Methods. 21st ed. McPherson R, Pincus M, eds. Philadelphia, Saunders, Elsevier: 2007.

AABB Technical Manual. 16th edition. John D. Roback, MD, PhD, Bethesda, AABB: 2008.

National Blood Collection and Utilization Survey. Available online at http://www.aabb.org/programs/biovigilance/nbcus/Pages/default.aspx. Accessed May 2010.