Panoramica

 

Cos’è la farmacogenetica?

La velocità e le modalità di risposta di diverse persone allo stesso farmaco possono essere differenti, così come la comparsa di diversi effetti collaterali. Le modalità di risposta ai farmaci possono essere geneticamente determinate e quindi trasmesse con un meccanismo ereditario. Ciascuna persona è caratterizzata da un unico e personale assetto genetico che influenza l’efficacia del farmaco ma anche la sicurezza nel suo utilizzo – per due persone differenti lo stesso farmaco, seppur somministrato allo stesso dosaggio, può essere più o meno efficace e può essere responsabile della comparsa di più o meno effetti collaterali.
La maggior parte dei farmaci viene metabolizzata nell’organismo ad opera di diversi enzimi. In alcuni casi un farmaco attivo viene inattivato o reso meno attivo grazie al metabolismo, mentre in altri casi tali enzimi operano attivando o rendendo maggiormente attivo un farmaco assunto in forma inattiva o quasi. La sfida principale di qualsiasi terapia farmacologia consiste nel far si che un farmaco permanga all’interno dell’organismo in forma attiva per un tempo sufficiente per essere efficace ma non tale da determinare la comparsa degli effetti collaterali. La differente velocità di azione con la quale gli enzimi deputati al metabolismo dei farmaci possono agire in persone differenti, può comportare la differente capacità in organismi differenti di metabolizzare il farmaco che quindi può essere modificato troppo velocemente o troppo lentamente. Ne consegue l’inefficacia della terapia farmacologica o la permanenza eccessiva  del farmaco all’interno dell’organismo, e quindi la comparsa degli effetti collaterali ad esso associati.
La variazione della risposta individuale può anche dipendere dalla variabilità del bersaglio del farmaco, come ad esempio una proteina legata da un particolare farmaco. Inoltre, la variabilità delle proteine coinvolte nella risposta immunitaria di ciascun individuo può determinare la comparsa di particolari effetti collaterali noti con il nome di “reazioni da ipersensibilità” verso quel farmaco.
La farmacogenetica si propone di studiare i meccanismi di variabilità genetica responsabili della diversa risposta ai farmaci. Il dosaggio, la posologia o anche la scelta di terapie alternative possono essere guidate dai risultati forniti dall’analisi di specifici geni coinvolti nella produzione dei bersagli del farmaco in esame o anche degli enzimi responsabili del suo metabolismo o delle proteine associate con la risposta immunitaria innescata in seguito all’assunzione dello stesso. Infine, la scelta riguardante le terapie da somministrare può essere influenzata anche dalla presenza di terapie farmacologiche concomitanti che potrebbero determinare la presenza di interazioni tra i vari farmaci assunti dallo stesso paziente.
I termini “farmacogenetica” e “farmacogenomica” spesso vengono utilizzati in maniera intercambiabile. In realtà questi due termini sono caratterizzati da lievi differenze che ne determinano però la mancanza di definizioni consensualmente definite. In linea generale, il termine farmacogenomica si riferisce allo studio dell’assetto genetico complessivo (quindi di più geni differenti) responsabile della risposta al farmaco. La farmacogenetica invece studia e valuta le differenze ereditarie (variazioni genetiche) che influenzano il metabolismo e la risposta individuale al farmaco. In questo articolo verrà fatto riferimento alla farmacogenetica.

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Perché è importante la farmacogenetica?
Nel caso in cui il clinico debba prescrivere ad un paziente una nuova terapia per il trattamento di una particolare patologia, si riferisce a un dosaggio e una posologia determinate sul metabolismo di quel farmaco nella media della popolazione. Viene pertanto prescritto un dosaggio “standard” basato su fattori quali il peso, il sesso e l’età. Tuttavia, la risposta al farmaco può variare per ciascun individuo; nel caso sia necessario il clinico deve pertanto apportare delle modifiche alla terapia sulla base della risposta del paziente. Sulla base delle modalità di risposta al farmaco e dell’eventuale presenza di effetti collaterali fastidiosi o anche pericolosi, il clinico può decidere di modificare il dosaggio o anche cambiare terapia farmacologica. Infine può capitare che l’aggiunta di un’ulteriore farmaco nell’ambito di una terapia farmacologica preesistente, determini la comparsa improvvisa di sintomi assenti in precedenza.
Le concentrazioni e gli effetti di alcuni farmaci possono essere monitorati tramite l’esecuzione di test su campioni di sangue, tali da indurre l’aumento o la diminuzione del dosaggio del farmaco al fine di mantenere la sua concentrazione ematica all’interno di intervalli terapeutici prestabiliti. Il monitoraggio della concentrazione dei farmaci è nota come TDM (terapeutic drug monitoring) o Monitoraggio Terapeutico dei farmaci. Nel caso in cui le variazioni del dosaggio non permettono comunque il trattamento efficace del paziente o il controllo della sua patologia, o se il paziente manifesta effetti collaterali, allora può rendersi necessaria la variazione del farmaco.
La farmacogenetica offre all’operatore sanitario l’opportunità di individuare una terapia mirata basata sull’assetto genetico individuale. È in crescente aumento l’utilizzo di questo tipo di test prima della somministrazione di terapie per le quali sia possibile classificare i pazienti sulla base della probabilità di risposta ad un certo farmaco. Queste informazioni genetiche possono risultare utili sia al clinico che al paziente nella scelta dell’utilizzo di farmaci e del loro dosaggio sia nel momento corrente che nel futuro. Per alcuni farmaci la farmacogenetica è già entrata nella pratica clinica, guidando la scelta di terapie appropriate sulla base della passibilità di avere gli effetti terapeutici desiderati con i minori effetti collaterali possibili.

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Questo contentuto è stato modificato il 19.03.2017