Classificazione

La classificazione eziopatogentica della malattia diabetica annovera tre principali forme: tipo 1, tipo 2 e diabete gestazionale. Qualsiasi patologia che colpisce il pancreas può essere causa di insorgenza di diabete qualora danneggi le beta-cellule produttrici di insulina.

Il diabete di tipo 1, noto anche come diabete insulino-dipendente o diabete giovanile, rappresenta negli Stati Uniti circa il 10% dei casi di diabete la maggior parte dei quali vengono diagnosticati in soggetti di età inferiore ai 30 anni. Spesso la sintomatologia insorge improvvisamente e la diagnosi viene posta in condizioni di emergenza. Il paziente presenta condizioni generali seriamente compromesse, livelli glicemici e chetonemici particolarmente elevati e talvolta anche uno stato comatoso. Nel diabete di tipo 1 la produzione pancreatica di insulina è esigua o del tutto assente. Le beta-cellule che al momento della diagnosi sono funzionalmente attive saranno totalmente distrutte in un lasso di tempo compreso tra 5 e 10 anni cui consegue la necessaria assunzione esogena di insulina ai fini della sopravvivenza.

L'eziologia del diabete di tipo 1 non è nota ma si ritiene che siano implicati vari fattori quali familiarità, infezioni virali pancreatiche, patologie autoimmuni (dove il sistema immunitario produce autoanticorpi contro le beta-cellule). I diabetici di tipo 1 presentano complicanze più precoci e più severe rispetto ai diabetici di altro tipo: infatti circa il 40% di questi sviluppa serie complicanze renali che esitano in insufficienza renale intorno ai 50 anni di età.

Nel diabete di tipo 2, noto come diabete non insulino-dipendente o diabete dell'età adulta, viene prodotta insulina in quantità insufficiente oppure l'organismo sviluppa resistenza alle azioni dell'insulina. Al momento della diagnosi i diabetici di tipo 2 presentano elevata glicemia e insulinemia in assenza di sintomi. Circa il 90% dei casi di diabete negli Stati Uniti sono di tipo 2: tale forma, che si manifesta tardivamente (dopo i 45 anni) riconosce vari fattori di rischio quali

 

  • obesità
  • sedentarietà
  • familiarità
  • ridotta tolleranza al glucosio
  • appartenenza a particolari etnie (afro-americani, ispanico-americani)
  • diabete gestazionale con nascita di neonato macrosomico
  • ipertrigliceridemia
  • ipercolesterolemia con ridotto colesterolo HDL


Il diabete gestazionale è una forma di iperglicemia osservata in donne gravide. La causa è misconosciuta ma si ritiene che alcuni ormoni prodotti dalla placenta inducano insulino-resistenza nell'organismo materno, con conseguente aumento della glicemia. L'esame di screening per il diabete gestazionale viene eseguito tra la 24° e la 28° settimana di gravidanza. Se non trattata, tale forma di diabete causa nel feto macrosomia, ipoglicemia e prematurità. L'iperglicemia materna si risolve spontaneamente dopo il parto ma sia la madre che il nascituro avranno un aumentato rischio di sviluppare diabete; inoltre, anche nelle gravidanze successive, la gestante diventerà diabetica.

Il pre-diabete o ridotta tolleranza al glucosio è una forma che precorre il diabete vero e proprio ed è caratterizzata da una glicemia più elevata di quella normale ma meno elevata di quella diagnosticata nei soggetti diabetici (>100 e <126). Tale condizione colpisce oltre 16 milioni di Americani, è caratterizzata dall'assenza di sintomatologia e da un elevato rischio di sviluppare diabete nei successivi 10 anni. Le linee guida raccomandano che ogni soggetto che presenta qualche fattore di rischio per diabete di tipo 2 si sottoponga a test di screening per pre-diabete (curva da carico orale di glucosio, OGTT).

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Questo contentuto è stato modificato il 06.05.2008