Che Cos'è?

L'espressione “sindrome coronarica acuta” si è evoluta nel tempo, fino a costituire un termine molto utile nella pratica clinica per indicare ogni costellazione di sintomi clinici compatibili con un'ischemia miocardica acuta. Essa comprende l'infarto miocardio acuto (IMA) con sopraslivellamento o sottoslivellamento del tratto ST, Q oppure non-Q e l'angina instabile.

L'infarto miocardico acuto (IMA) è una sindrome clinica conseguente all' occlusione improvvisa e prolungata di un ramo arterioso coronarico che determina la necrosi ischemica delle cellule miocardiche correlate alla coronaria occlusa.

L' occlusione coronarica in più del 90% dei casi è trombotica (formazione di un trombo su una preesistente placca aterosclerotica stenosante) e nel 10% dei casi consegue a condizioni diverse non trombotiche. L'aterosclerosi coronarica rappresenta, quindi, il primo evento fisiopatologico nella maggioranza dei casi di infarto, determinando la formazione di placche aterosclerotiche ad alto contenuto lipidico e, quindi, ad alto rischio di rottura; la rottura della placca determina l'esposizione al flusso ematico di materiale lipidico e fibre collagene, con conseguente adesione piastrinica e attivazione del processo trombotico. Se l'interruzione al flusso è totale, in assenza di circolo collaterale, la necrosi del territorio interessato coinvolgerà il miocardio in tutto il suo spessore (infarto transmurale o IMA Q); diversamente se il trombo determina un'occlusione transitoria, o una stenosi subocclusiva, in presenza di un importante circolo collaterale, la necrosi rimane confinata negli strati subendocardici realizzando il quadro dell'infarto subendocardico o IMA non Q.

L'infarto miocardico si manifesta più frequentemente al suo esordio con un violento dolore, profondo e viscerale, descritto come gravativo, oppressivo, a morsa e riferito al centro del torace, spesso irradiato al collo, alle braccia talora anche al dorso interscapolare. II dolore può durare anche parecchie e causa nel paziente uno stato di agitazione. Il 10% circa dei pazienti non riferisce dolore, soprattutto anziani e diabetici.

È questa la fase acuta, durante la quale è più alta la mortalità per le numerose e gravi complicanze che possono insorgere: shock cardiogeno, fibrillazione ventricolare o arresto cardiaco, gravi aritmie, blocchi atrio-ventricolari, insufficienza cardiaca. La fase acuta dell'infarto miocardico può assumere questi diversi quadri clinici che ne condizionano l'evoluzione e la prognosi per la loro alta pericolosità.

La diagnosi di IMA si basa sulla presenza di un dolore toracico tipico, anche se variabile per intensità e durata, comparsa di alterazioni elettrocardiografiche, che seguono una precisa successione nella maggior parte dei casi e l'aumento e la successiva diminuzione dei marcatori sierici di necrosi miocardia.

L'ECG ha un ruolo cruciale, non solo per supportare il sospetto clinico di IMA, ma anche per fornire informazioni prognostiche basate sul tipo e sull'entità delle anomalie.

I marcatori di necrosi cardiaca sono utili sia per la diagnosi che per la stima della prognosi. La mioglobina è il marcatore precoce di necrosi miocardia, manca tuttavia di cardiospecificità: è possibile, infatti, riscontrarne l'aumento anche in altre patologie come insufficienza renale, miopatie, traumi. Per aumentare la specificità del pannello diagnostico, pertanto, la mioglobina viene affiancata dalla cretinchinasi (CK-MB) e dalle troponine cardiache.

Di fronte al sospetto di IMA è necessario che il paziente venga al più presto ricoverato in un'unità di terapia intensiva per il monitoraggio elettrocardiografico e il rilievo dei parametri vitali. Al di là di queste misure di carattere generale, la terapia dell'infarto in fase acuta è finalizzata a ridurre il dolore, limitare l'area di necrosi, prevenire e risolvere eventi aritmici e trattare le complicanze (aritmie, complicanze emodinamiche come l'insufficienza ventricolare sinistra, complicanze meccaniche come la rottura di un muscolo papillare).

Come in tutte le malattie cardiovascolari, anche nel caso dell'infarto del miocardio il controllo dei fattori di rischio gioca un ruolo fondamentale; i principali fattori di rischio cardiovascolare sono l'ipertensione arteriosa, l'ipercolesterolemia, l'obesità, il diabete mellito, il fumo di sigaretta, la sedentarietà.

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Questo contentuto è stato modificato il 07.05.2008