Cos'è?

La malattia di Alzheimer rappresenta una forma di demenza irreversibile caratterizzata da perdita di memoria, declino cognitivo progressivo, turbe del linguaggio nonchè da alterazioni della personalità e del comportamento, con gravi ripercussioni sullo svolgimento delle attività della vita quotidiana. Sebbene la malattia di Alzheimer si manifesti con alcuni mutamenti tipici dell'età senile, essa evidentemente non può essere considerata una forma di invecchiamento fisiologico.

La malattia di Alzheimer produce un danno alle strutture cellulari neuronali caratterizzato dalla formazione delle placche senili, e dai “tangles” neurofibrillari (rispettivamente depositi proteici intercellulari e filamenti proteici intracellulari); la distruzione a carico della popolazione neuronale dà luogo, inoltre, ad un incremento nei livelli di alcuni neuromodulatori e in particolare di acetilcolina.

Relazione con la senescenza
L'età costituisce di certo un fattore di rischio per lo sviluppo di malattia di Alzheimer e altre forme di demenza; la forma più comune di Alzheimer è caratterizzata da un esordio tardivo (dopo 65 anni di età) e presenta un andamento sporadico (non in relazione a link genetici), mentre la forma ad esordio precoce (prima dei 65 anni) è molto più rara (5-10% dei casi) ed è caratterizzata da familiarità.

Genetica
La malattia di Alzheimer sembra essere una patologia multifattoriale; sebbene molti aspetti siano ancora da chiarire, alcune componenti genetiche sono già state identificate; la forma precoce di Malattia di Alzheimer (early onset familiar Alzheimer disease EOFAD) risulta associata ad alcune mutazioni di tre geni noti come PSEN1, PSEN2 e APP; una mutazione a carico di uno di questi geni è in grado di determinare la malattia. In questi casi vi è un 50% di probabilità che il gene venga trasmesso alla prole; tuttavia, gli scarsi dati esistenti su famiglie portatrici di queste mutazioni e sulla normale funzione delle proteine codificate da tali geni non ha permesso di chiarirne il ruolo patogenetico.

Sono noti altri geni non direttamente responsabili della patogenesi ma in grado di aumentare il rischio di sviluppare la forma senile; questi geni, che conferiscono suscettibilità alla malattia possono spiegare l'aumentato rischio di malattia di Alzheimer nei soggetti con familiarità positiva. In particolare, il gene APOE risulta maggiormente associato alla suscettibilità per la forma tardiva di malattia di Alzheimer. Il prodotto di tale gene è una proteina inserita nel complesso lipoproteico HDL, coinvolta nel metabolismo dei lipidi esogeni. Il gene APOE può esistere in tre forme alleliche, delle quali l'isoforma e4 risulta associata all'incremento del rischio di malattia di Alzheimer.

Alcune etnie quali quelle afroamericana e ispanica, presentano un rischio di sviluppare malattia di Alzheimer da 2 a 4 volte maggiore rispetto all'etnia caucasica.

Molti dei pazienti affetti da sindrome di Down possono sviluppare la malattia di Alzheimer dopo i 40 anni di età e, inoltre, il reperto istopatologico che si riscontra negli encefali provenienti da pazienti Down è assimilabile a quello patognomonico della malattia di Alzheimer; il gene APP, infatti, è localizzato sul cromosoma 21 e si ritiene che la trisomia nei soggetti Down determini un'iperproduzione di APP e conseguente formazione delle tipiche placche senili.

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Questo contentuto è stato modificato il 08.05.2008