Allergie

Noto anche come: Ipersensibilizzazione

 

Che cosa sono le allergie?

Le allergie sono ipersensibilizzazioni, reazioni del sistema immunitario a sostanze che non causano nulla nella maggior parte delle persone. Le sostanze che scatenano queste reazioni sono dette allergeni.

L’allergia è definita come una reazione di ipersensibilità scatenata da meccanismi immunologici certi o molto probabili, mentre il termine di “ipersensibilità non allergica” è stato proposto quando non sono dimostrabili meccanismi immunologici (Position Paper Johansson SGO, Hourihane JO, Bousquet J, et al. A revised nomenclature for allergy. An EAACI positionstatement from EAAC nomenclature task force. Allergy 2001;56:813-24)

Le sostanze che provocano queste reazioni sono dette allergeni


In accordo con l’associazione americana American Academy of Allergy, Asthma and Immunology (AAAAI) la percentuale di persone che soffrono di allergie nel mondo è in costante aumento, e circa il 50% dei bambini presenta reazioni allergiche ad almeno un cibo, un farmaco, un insetto, un polline di pianta, albero o arbusto


 


Anche se tutti gli individui possono sviluppare un’allergia, sono più a rischio coloro che hanno un membro della famiglia allergico.

Solo il 15% dei bambini con genitori e parenti di primo grado senza allergie contrarrà allergie, dice la letteratura. La percentuale sale al 45-55% se un genitore o un fratellino sono allergici, al 55-65% se lo sono entrambi.

L’allergia può essere mediata da anticorpi o da cellule. Nella maggior parte dei pazienti l’anticorpo tipicamente responsabile di una reazione allergica appartiene all’isotipo IgE e si può dire che questi pazienti soffrono di una allergia IgE-mediata.

Nell’allergia non IgE mediata possono intervenire diversi meccanismi ( ad es. IgE, immunocomplessi e reazioni cellulo-mediate).

Tipicamente nella malattia allergica IgE mediata l’esposizione ad un allergene evoca una risposta bifasica, la risposta acuta nei primi venti minuti, caratterizzata dalla classica ipersensibilità immediata IgE mediata, seguita dalla risposta di fase tardiva dopo 3-6 ore caratterizzata dall’infiammazione. Questa è associta a una prolungata iper reattività e, nel caso di una esposizione quotidiana all’allergene, ad infiammazione persistente che determina alterazioni strutturali e funzionali in grado di sostenere sintomi prolungati

Le ipersensibilità sono raggruppate in quattro tipi, dalla I alla IV secondo la classificazione di Gell e Coombs.

Questa classificazione è in relazione alla parte del sistema immunitario che viene coinvolto con i rispettivi tempi che occorrono affinché la reazione avvenga.


I due tipi di ipersensibilizzazione comunemente associati al termine “allergie” sono:

- Tipo I, ipersensibilità immediata:le persone con questo tipo di allergia producono delle proteine (glicoproteine) chiamate anticorpi, quando sono esposte agli allergeni. Questi anticorpi sono chiamati immunoglobuline E (IgE). L’incontro tra le IgE specifiche ed il relativo allergene provocano delle modificazioni fisiopatologiche ( vasodilatazione, contrazione della muscolatura liscia etc) caratteristiche delle reazioni allergiche

- Tipo IV, ipersensibilità ritardata: questa reazione è causata dall’azione di globuli bianchi specializzati chiamati linfociti T capaci di reagire specificatamente con l’allergene, mediate liberazione di sostanze ad attività citolesiva. Esempi paradigmatici di questo tipo di reazioni sono le dermatiti allergiche da contatto.

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Tipo I

Le ipersensibilizzazioni di tipo I, colpiscono principalmente le vie respiratorie, l’apparato gastro- intestinale e la pelle. La prima volta che la persona predisposta viene a contatto con l’allergene, non manifesta nessuna reazione, ma inizia a produrre anticorpi IgE diretti contro lo specifico allergene (anticorpo IgE allergene- specifico). Dal momento che la persona è stata sensibilizzata in questo modo, la successiva esposizione può dar luogo ad una reazione consistente.
Gli anticorpi IgE prodotti in risposta all’allergene sono esposti sui mastociti, cellule specializzate nei tessuti e sui basofili nel circolo sanguigno. Questo fenomeno attiva il sistema immunitario. Durante le successive esposizioni all’allergene, le IgE specifiche riconoscono l’allergene, si legano ad esso e attivano stimolano il rilascio di fattori chimici, inclusa l’istamina, che causa sintomi allergici che possono iniziare in bocca, naso o pelle, ovunque sia stato introdotto l’allergene.
La reazione allergica di tipo I può variare nella gravità, può causare una volta rash cutaneo o orticaria, mentre la volta dopo può succedere che si manifesti una reazione acuta, pericolosa per la sopravvivenza, chiamata shock anafilattico. Lo shock anafilattico è una reazione multi- organo che inizia con agitazione, sensazione di morte incombente, pallore dovuto alla bassa pressione arteriosa, e/o perdita di coscienza (svenimento). Lo shock anafilattico può essere fatale se non viene iniettata velocemente epinefrina (adrenalina).

Le allergie di tipo I si possono sviluppare a causa di varie sostanze, tra cui (ma non solo):

  • Cibo

  • Pollini di erba, alberi, albusti etc Piante come pollini, erba, ecc.

  • Veleno degli insetti

  • Forfora ed epiteli Pelle e saliva di animali, di cani e gatti ad esempio

  • Acari della polvere

  • Spore di muffa

  • Sostanze occupazionali (lattice)

  • Farmaci come la penicillina

Ci può essere anche una cross- reazione, infatti, per esempio gli allergici alla betulla possono anche reagire mangiando una mela oppure, gli allergici all’ambrosia possono possono sviluppare sintomatologia verso l’anguria e la banana. Le cause più comuni di shock anafilattico da cibo sono i crostacei/molluschi, gli arachidi e le noci.

Tipo IV
L’ipersensibilizzazione di tipo IV di solito coinvolge la pelle ed è definita come ipersensibilizzazione “ritardata”, dal momento che la reazione compare di solito dopo 48-72 ore dall’esposizione verso dell’allergene. Queste reazioni avvengono quando l’allergene interagisce con specifici linfociti T sensibilizzati. I linfociti rilasciano sostanze infiammatorie e tossiche, che attraggono gli altri globuli bianchi al sito di esposizione, con conseguente danno dei tessuti. Non è necessaria nessuna “attivazione” del sistema immunitario; le persone che hanno questo tipo di ipersensibilizzazione reagiscono alla prima esposizione. 

Che cos’è un’allergia?
Ci sono altre reazioni che possono causare sintomi simili all’allergia ma che non sono causati da un meccanismo immunologico un’attivazione del sistema immunitario. Essi variano dall’intossicazione, come l’avvelenamento da cibo, causato dalle tossine batteriche fino alle condizioni genetiche, come l’intolleranza causata dalla mancanza di un enzima (ad esempio, l’impossibilità di digerire il latte, che da vita all’intolleranza al lattosio, e la sensibilizzazione al glutine come nel morbo celiaco). I sintomi possono inoltre essere causati da farmaci quali aspirina e anestetici ampicillina ( l ampicellina può essere IgE mediato), coloranti per i cibi, MSG (glutammato monosodico, un additivo degli alimenti), e da stimoli fisiologici. Anche se queste patologie devono essere investigate dal medico, esse non sono allergie e non vengono identificate dai comuni test per rilevare le IgE specifiche durante i test per le allergie.


 

L’intolleranza al glutine è considerata una allergia perche coinvolge il sistema immunitario solo che gli anticorpi interessati non sono le IgE.

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Segni e sintomi
I due tipi di ipersensibilizzazione comunemente associati al termine “allergia” sono l’ipersensibilizzazione immediate di tipo I e l’ipersensibilizzazione ritardata di tipo IV.

Segni e sintomi del tipo I:

  • Sulla pelle, una reazione allergica acuta di tipo I può causare orticaria, dermatite e pizzicore, mentre nella reazione cronica, l’allergia può causare dermatite atopica ed eczema.

  • Nel tratto respiratorio, una reazione allergica acuta causa tosse, congestione nasale, starnuti, senso di soffocamento e, cronicamente, asma. Essa può causare occhi rossi e pruriginosi.

  • Le reazioni allergiche acute nel tratto gastro- intestinale iniziano nella bocca con solletico, pizzicore, sapore metallico e gonfiore a lingua e gola, seguiti da dolore addominale, spasmi muscolari, vomito e diarrea, che portano a svariati problemi gastro- intestinali sul lungo periodo.

Le reazioni allergiche di tipo I possono variare nella gravità, con sintomi che possono essere lievi e veloci o gravi e pericolosi per la vita. Ogni reazione allergica acuta e severa può essere potenzialmente pericolosa per la sopravvivenza, e causare shock anafilattico, una reazione multi-organo che comincia con:

  • Agitazione

  • Sensazione di morte incombente

  • Pallore dovuto ad abbassamento della pressione arteriosa

  • Perdita di coscienza (svenimento)

Esempi di altri segni e sintomi di shock anafilattico sono:

  • Rash rosso, orticaria

  • Gonfiore alla gola, difficoltà di deglutizione

  • Problemi respiratori, respiro sibilante, strette al petto

  • Vomito, diarrea, crampi

Lo shock anafilattico può essere fatale senza la somministrazione rapida per via endovenosa di epinefrina (adrenalina)

Segni e sintomi del tipo IV:
Il tipo IV è la reazione di ipersensibilità ritardata che coincide spesso con reazioni cutanee. Un esempio comune è la reazione al nichel con i gioielli metallici. L’ipersensibilità di tipo IV può causare rossore, gonfiore, bruciore, rash e infiammazione della pelle (dermatite) nel sito di esposizione dopo ore o giorni dal contatto.


Esami associati

La diagnosi di ipersensibilizzazione di tipo I inizia con una attenta analisi dei sintomi, della storia famigliare e personale, e di dati come: l’età di comparsa dei sintomi e se è presente una stagionalità, se i sintomi compaiono dopo il contatto con animali, fieno o polvere, o se si sviluppano in un ambiente specifico, come a casa o al lavoro. Altri fattori ambientali e di stile di vita, come l’esposizione agli inquinanti, al fumo, all’alcol, ai farmaci, all’esercizio e allo stress, possono peggiorare i sintomi e devono essere tenuti in considerazione. Una volta che la lista dei possibili allergeni è stata ridotta, devono essere eseguiti test specifici.

I test di laboratorio includono:

  • Il test delle IgE allergene- specifiche su sangue: questo test si usa come supporto nella diagnosi delle allergie. Misura la concentrazione degli anticorpi IgE allergene- specifici nel sangue in modo da rilevare determinare una sensibilizzazioneun’allergia ad una particolare sostanza. Ciò implica prendere un campione di sangue e testare sul siero ogni allergene sospetto per ogni tipo di allergene sospetto. Gli allergeni possono essere selezionati uno alla volta o scegliendo da un pannello come il pannello dei cibi, delle piante regionali e delle erbe, che contengono gli allergeni più comuni nell’aria delle località dove vive la persona in esame testata. La selezione per ogni persona è molto specifica e dipende dalle notizie cliniche del paziente; ad esempio: bombi o api, uova o albume, ambrosia comune o ambrosia dell’ovest. Il medico seleziona gli allergeni antigeni più appropriati. Di solito le persone sono allergiche davvero a poche sostanze (4 o meno). Se il test delle IgE specifiche è negativo, allora è probabile che la persona testata non sia allergica a quella sostanza, ma un test positivo deve essere valutato nel contesto della personale storia clinica. Alcune persone hanno un basso livello di IgE, ma reazioni forti all’esposizione con l’allergene, altre alte concentrazioni di IgE senza mai aver avuto alcuna reazione. I bambini che crescendo smettono di essere allergici possono continuare ad avere le IgE positive per alcuni anni.

Nota: Il metodo tradizionale per testare su sangue le allergie era il RAST (radioallergosorbent test), ma è stato largamente rimpiazzato con il più recente metodo immunometrico per le IgE specifiche. Alcuni medici però chiamano ancora il test delle allergie RAST anche se non è il metodo usato dal laboratorio.

  • Il test delle IgE totali è talvolta richiesto per valutare un processo allergico in corso. E’ un test su sangue che determina la concentrazione totale degli anticorpi di classe IgE delle proteine di classe IgE (inclusi gli anticorpi delle allergie) ma non è identificativo di specifici allergeni. Altre condizioni e patologie possono causare un aumento di IgE.

  • Esame emocromocitometrico e Conta differenziale dei globuli bianchi- questi test includono la misura degli eosinofili, un tipo di globulo bianco. Il livello degli eosinofili può aumentare in un individuo allergico

  • Istamina e/o triptasi su sangue possono essere usate per diagnosticare shock anafilattico o attivazione dei mastociti.


Altri tipi di test per le allergie sono:

  • Prick test o scratch test, viene effettuato nell’ambulatorio dell’allergologo o del dermatologo (lo può fare anche il pediatra, l’otirino, lo pneumologo) e deve essere eseguito da personale addestrato. Di solito questo test viene usato per determinare allergie aeree come ai pollini, alla polvere, alla muffa.( NON è vero!!) Il prick test non viene effettuato di solito per le allergie alimentari a causa della facilità di sviluppo di reazioni avverse. Le persone testate non devono manifestare alcun eczema o prendere antistaminici o alcuni tipi di antidepressivi per alcuni giorni prima dell’esame. Possono verificarsi dei risultati falsi positivi anche se la persona non è allergica se il dosaggio dell’allergene è abbastanza alto. (?)

  • Test intradermico, può essere effettuato con un’iniezione che forma una bolla sotto la pelle, anche se non è un test che riceve ha ampio consenso all’interno della comunità scientifica, per l’alta percentuale di falsi positivi che si sono verificati.

  • Patch test. L’ipersensibilizzazione ritardata della pelle e il patch test sono i metodi più semplici per testare l’ipersensibilizzazione ritardata di tipo IV. In questo test viene applicata sulla pelle e lasciata per 48 ore una certa concentrazione di allergene sotto un adesivo non assorbente. Se si sviluppano più rapidamente bruciore o pizzicore, l’adesivo viene rimosso. Il test è positivo quando si manifestano rossore, indurimento e gonfiore della pelle e talvolta quando compaiono vescicole (a forma di bolle). Alcune reazioni non compaiono finché l’adesivo non viene rimosso, per questo motivo la pelle rimane sotto osservazione fino a 72- 96 ore.  

  • Test di provocazione orale è considerato il “gold standard” per la diagnosi delle allergie alimentari. Questo tipo di test richiede uno sforzo intenso e una supervisione medica serrata poiché la reazione allergica può essere anche grave, e dar luogo anche a shock anafilattico. Questo test prevede la somministrazione di piccole quantità (senza che il paziente sappia di che cosa si tratti, “in cieco”) di potenziali allergeni alimentari in capsule o per via endovenosa e osservare vedere se si verifica una reazione allergica. La negatività è confermata dalla somministrazione di quantità più grandi dell’allergene stesso.(?)

  • Eliminazione di un tipo di cibo è un altro modo di testare le allergie alimentari: consiste nell’eliminare dalla dieta tutti i cibi sospetti per poi reintrodurli uno alla volta e studiare osservare quali di essi causino il problema.

Alcuni altri test non standardizzati e non raccomandati o universalmente accettati, sono:

  • Immunoglobuline antigene- specifiche G/G4 (IgG/G4)

  • Provocazione- neutralizzazione

  • Test di citotossicità

  • Chinesiologia applicata

  • Attivazione/ rilascio di istamina dei basofili

  • Analisi del capello

  • Test elettrodermico (Vega)


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Trattamento

Prevenzione. Esistono alcune evidenze che i bambini allattati al seno manifestino meno ipersensibilizzazioni di tipo I e di tipo IV. Si pensa inoltre che un ambiente troppo chiuso e “pulito” giochi un ruolo fondamentale nello sviluppo delle allergie. Alcuni studi hanno dimostrato come i bambini cresciuti in campagna tendano ad avere meno allergie rispetto a coloro che sono cresciuti in ambienti più liberi da allergeni.

Evitare ed eliminare. Una volta che l’allergia si è manifestata sviluppata, il miglior modo di prevenire la reazione è evitare l’esposizione, quando possibile. Nel caso del cibo, ciò può significare l’eliminazione della sostanza dalla dieta per la vita e la vigilanza sugli ingredienti nascosti nei cibi già pronti e al ristorante. Ad esempio, un utensile che ha toccato burro di arachidi prima di toccare una fetta di torta al cioccolato, può contaminare la torta e provocare una reazione in un soggetto allergico agli arachidi.
Nel caso di allergie a insetti e animali, evitarli è la cura migliore. Nel caso dell’allergia ai pollini, limitare il tempo in cui si sta all’aria aperta può aiutare, ma non previene il problema. Ci sono persone che cercano di spostarsi in zone diverse per evitare alcuni tipi di allergeni; ciò può non risultare efficace dal momento che le persone allergiche sviluppano spesso nuove allergie ai pollini o all’erba delle zone in cui si spostano.

Desensibilizzazione (immunoterapia, immunoterapia specifica) viene di solito raccomandata quando l’allergene somministrato in dosi crescenti, “abitua” l’organismo. Questa terapia diminuisce la concentrazione di anticorpi IgE nel sangue e stimola l’organismo a produrre anticorpi protettivi, le IgG, diverse dalle IgE.
L’immunoterapia può causare effetti collaterali, come rash cutaneo e orticaria, e può provocare shock anafilattico. La desensibilizzazione è più efficace per coloro che hanno la febbre da fieno e allergia alla puntura d’insetto. Circa i 2/3 di coloro che hanno la febbre da fieno mostrano una significativa riduzione dei sintomi. Alcuni traggono sollievo a lungo termine, altri una ripresa dei sintomi. Di solito questa terapia viene portata avanti per tre anni. Alcuni possono trarre benefici a lungo termine, altri una remissione dei sintomi. L’immunoterapia non è raccomandata per gli allergeni alimentari.

Trattamento dei sintomi a breve termine è usato per alleviare i sintomi. Ad esempio per i sintomi respiratori, il trattamento può includere antistaminici, steroidi per via nasale, steroidi per via orale o decongestionanti.
In caso di shock anafilattico, è raccomandata un’iniezione di epinefrina. Coloro che possono avere reazioni gravi devono portare sempre con sé un kit per fare un’iniezione di epinefrina in caso di bisogno. Ogni persona che ha una reazione allergica in seguito all’uso di epinefrina, deve poi richiedere un trattamento medico in seguito.

Fonti

In questo sito
Test: Test per le allergie, IgE totali, Istamina, Triptasi
Condizioni patologiche: Asma

Altrove nel web

American Academy of Allergy, Asthma, and Immunology
American Academy of Allergy, Asthma and Immunology: Anaphylaxis 
Asthma and Allergy Foundation of America: What are allergies?
American College of Allergy, Asthma, and Immunology: Allergies to Insect Bites
Food Allergy Research & Education (FARE)
Mayo Clinic: Allergies
National Institute of Environmental Health Sciences: Allergens & Irritants
National Institute of Allergy and Infectious Diseases: Allergic Diseases
Centers For Disease Control and Prevention: Asthma – Basic Information


 

NOTA: Questa sezione è basata sulla ricerca che utilizza le fonti qui citate insieme all’esperienza collettiva della Revisione Editoriale di Lab Tests Online. Questa sezione  è periodicamente rivista dalla Revisione Editoriale e può essere aggiornata come risultato della revisione. Ogni nuova fonte citata sarà aggiunta alla lista e distinta dalle fonti originali.

Fonti utilizzate nella revisione corrente

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Questo contentuto è stato modificato il 20.08.2015