Prevenzione e diagnosi del diabete di tipo 2- Standard italiani per la cura del diabete- a cura di: Tommaso Trenti, Ospedale di Baggiovara


Prevenzione e diagnosi del diabete di tipo 2- Standard italiani per la cura del diabete

 

Nel mondo occidentale l’incidenza del diabete di tipo 2 è aumentata negli ultimi 15 anni. Il diabete si presenta quando l’organismo non è in grado di processare e utilizzare tutto il glucosio da certi tipi di alimenti, specialmente dai carboidrati.
Il diabete di tipo 2 è la tipologia più comune ed è associato a resistenza all’insulina e ad una produzione di tale ormone che è insufficiente a compensare la resistenza. Si sviluppa più frequentemente nei soggetti sovrappeso, di mezza età e anziani. Con un aumento dell’obesità in bambini e adolescenti, la patologia è diventata però più comune anche in queste fasce d’età. Le persone affette da questo tipo di diabete di solito hanno concentrazioni alte di glucosio nel sangue, senza avere sintomi particolari, per questo motivo lo screening è importante. Se non trattato infatti il diabete può portare a conseguenze anche gravi, tra cui malattie cardiache, ictus, cecità, malattie renali e amputazione degli arti.

Le nuove linee guida italiane, ovvero un aggiornamento di quelle del 2010, commissionate dai consigli direttivi nazionali dell’Associazione Medici Diabetologi (AMD) e della Società Italiana di Diabetologia (SID), sono state redatte da un gruppo di trenta diabetologi nel 2014.

Rispetto alle precedenti linee guida, sono cambiati i parametri dello screening del diabete di tipo 2:

- I programmi di screening possono essere basati, oltre che sulla glicemia a digiuno e sull’OGTT (test da carico orale di glucosio), anche sull’emoglobina glicata (HbA1c).

-         Il parametro fondamentale su cui definire i soggetti ad alto rischio di diabete è cambiato dall’età al BMI (indice di massa corporea). Lo screening dovrebbe essere raccomandato ad adulti di ogni età con BMI uguale o maggiore di 25 kg/m2 ed uno o più fattori di rischio noti per diabete (ipertensione, dislipidemia, fumo, microalbuminuria). In assenza di tale criterio lo screening dovrebbe cominciare a partire dai 45 anni.

-         Nel caso di elevato rischio di diabete (presenza di alterata tolleranza al glucosio, alterata glicemia a digiuno, e HbA1c fra 42 e 48 mmol/mol (6.0%-6.49%), il test di screening andrebbe ripetuto dopo un anno.

Per quel che riguarda la prevenzione è stato precisato che gli interventi più efficaci per la prevenzione primaria del diabete di tipo 2 sono rappresentati da modificazioni dello stile di vita in grado di ottenere un prolungato calo ponderale. I cardini sono rappresentati da una alimentazione ipocalorica e da una aumentata attività fisica aerobica.
Le nuove raccomandazioni sono basate infatti su studi clinici che evidenziano come l’incremento dell’esercizio fisico e l’adattamento della dieta possano aiutare a prevenire l’insorgenza di questa patologia.

 

Fonti:

Standard italiani per la cura del diabete mellito 2014, www.standarditaliani.it
Associazione Medici Diabetologi (AMD) Società Italiana di Diabetologia (SID)


Questo contentuto è stato modificato il 17.02.2016